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Andrea Tirelli, naturalmente Colli Tortonesi

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Mancavano pochi giorni alla vendemmia quando siamo andati a trovare in azienda Andrea Tirelli, vignaiolo piemontese cresciuto in provincia di Torino e tornato sulla terra di famiglia nei colli tortonesi per prendersi cura della vigna e fare il vino. Una storia comune a molti suoi colleghi che hanno scelto la strada della viticoltura naturale, lui ha scelto la biodinamica per i suoi vigneti e ci mostra orgogliosamente le differenze tra il suo terreno e quello del vicino di casa, anzi, di vigna, la salute e l’equilibrio delle sue piante e dei grappoli quasi pronti da cogliere. La 2012 è stata un’annata impegnativa per le persone come per le piante, ma Andrea ci dice con soddisfazione che le sue piante “sono state in gamba” e non c’è stato bisogno di molti interventi.

La casa e la cantina affacciano su un’ampia corte comune, tutto è molto semplice e pratico, si entra in una corte di campagna, non in un resort cinque stelle e si respira un’atmosfera accogliente e rilassata. In progetto c’è anche uno spazio di accoglienza che dovrebbe aprire accanto alla sala degustazione. La costruzione è l’ultima di un piccolo borgo collinare, da qui una strada sterrata sul colmo della collina conduce ai campi e ai vigneti, Andrea Tirelli si è concentrato sulle varietà locali: Barbera, Dolcetto a graspo rosso (Nibîo come lo lo chiamano su quei colli), Freisa per i rossi, Cortese e Timorasso per i bianchi.

Accanto ai filari ha piantato anche alberi da frutta, così ci offre una merenda a base di uva e di mele, rassicurante vedere il produttore mangiare la sua uva dalla vigna!

È stato un bell’incontro con una persona sinceramente legata al proprio territorio d’origine: “molte delle vigne qui attorno sono curate ancora da vecchi contadini che conferiscono l’uva alla cantina sociale, molti giovani sono andati a lavorare in città. È un vero peccato che questo patrimonio di vigneti vada perduto, si, perché è quello che succederà quando i vecchi saranno stanchi. La collina di fronte dove vedete il bosco fino a dieci anni fa era tutta vigna. E invece di fare agricoltura su queste terre i campi producono sorgo per l’impianto di gas naturale giù a valle, una vera assurdità!” Speriamo che qualcuno segua il suo esempio e torni a fare un’agricoltura il più possibile sana, naturale e veramente eco-compatibile. In progetti come questo sta il futuro della nostra agricoltura.

In cantina le uve seguono una vinificazione semplice, nel senso di tradizionale, non troviamo grandi tecnologie in questo luogo. Solo contenitori (legno, cemento un poco di acciaio per i travasi) tenuti bene, puliti e in ordine, uno spazio per l’affinamento sotto terra dove il vino evolve senza sbalzi di temperatura senza interventi e il giusto tempo di affinamento senza accelerazioni chimiche danno dei bellissimi risultati, vini che sono figli di terroir considerati minori… che nella bottiglia evolvono lentamente, adatti al lungo, magari anche lunghissimo, invecchiamento.

Terminiamo la nostra visita con una miniverticale di Muntà, il bianco da uve cortese con un piccolo saldo di Favorita. Tre annate per esplorare il potenziale del vino e del cru Campass da dove provengono le uve. Minerale, sapido, un vino da tavola nel senso nobile del termine, chiede, quasi reclama, cibo. E pure invecchia bene. Bravo Andrea.

Vi lasciamo in compagnia di qualche immagine e per saperne di più su Andrea Tirelli e sui suoi vini (caratterizzati dall’etichetta con il Triskel) vi invitiamo a visitare la sua pagina.