torna su

Carussin, la barbera piemontese di tradizione…

carussin-bruna-ferroCarussin Azienda Agricola (Piemonte – Asti) Abbiamo incontrato Bruna Ferro in giro per l’Italia, lontana dalla sua terra, dai suoi vigneti e dai suoi asini, ma non dalla sua inseparabile la sua cagnolina! Bruna è la titolare dell’Azienda Agricola Carussin, che da generazioni produce vino a San Marzano Oliveto, un piccolo Comune del Sud Monferrato Astigiano, (sulle colline tra Nizza Monferrato e Canelli).

Carussin è un luogo accogliente, qui oltre a produrre vino, si tengono percorsi didattici in compagnia degli asini, una vera passione per Bruna e la sua famiglia! Tanto che agli asini hanno dedicato anche due vini: Asinoi, una barbera estremamente territoriale e di ottimo livello e Carica L’Asino, un vino bianco dalla storia davvero particolare: caso vuole che nel 2005 venne acquistata una cascina in regione Valle Asinari. Le terre di questa tenuta vennero selezionate e coltivate e ben presto si scoprì la diversità di due particelle di Cortese Alto Monferrato. Il proprietario precedente, infatti, saputo da alcuni amici di Acqui Terme dell’esitenza di un antico vitigno ligure dal nome Carica l’Asino, volle impiantare in Valle Asinari questa varietà. Curiosa coincidenza con l’amore di Bruna per gli asinelli…

Quello di Bruna è un percorso estremamente serio, lei e il marito Luigi hanno portato avanti la tradizione di famiglia concedendo poco alle innovazioni tecnologiche, soprattutto sui vini rossi che sono la vera passione e il vero fiore all’occhiello dell’azienda agricola. Nel 2007 è iniziato il percorso per ottenere la certificazione biologica del lavoro in vigneto e proprio da qui vorremmo partire con le parole di Bruna Ferro: “La certificazione è un pezzo di carta che serve a volte per scopi commerciali, ma ci sono molte persone che coltivano la propria terra in modo biologico senza certificarsi. Così abbiamo fatto anche noi negli ultimi 5 anni. Il biologico è un atteggiamente, un modo di lavorare e di rapportarsi alle persone e alla terra. Quando si guardano terreni coltivati con la chimica e terreni coltivati in biologico o biodinamico si notano subito enormi differenze, come si fa a non voler preservare la vita e l’ambiente? Proprio per questo stiamo sperimentando in un pezzettino di vigneto l’agricoltura biodinamica e piccoli risultati sulla vita nel terreno si stanno già vedendo. Quando i miei vicini guardano le mie vigne dicono che sono caotiche, ma per me è importante lasciare crescere l’erba, lasciare che la vite (che è una liana) si arrampichi liberamente almeno per una parte della sua vita. Bisona interagire con la vite, non controllarla e basta… Certo, quando si passa accanto alle loro vigne al primo sguardo sembrano bellissimi giardini, ordinatissimi, ma sono giardini sofferenti… Ho portato alcune persone a visitare i vigneti e anche loro si sono accorte subito della differenza: nelle vigne vivono insetti e animali! Questa conoscenza del luogo da cui proviene quello che mangiamo dovrebbe essere un punto di partenza per tutti, occorre più consapevolezza, mangiare meglio è importante.”

Il vostro lavoro però non si esaurisce in vigna. Come proseguite in cantina? Si parla tanto, ad esempio, dell’uso dei lieviti selezionati, tu cosa ne pensi?

Io sono particolarmente fortunata: sono cresciuta nella cantina in cui mio padre faceva il vino e so riconoscere una fermentazione sbagliata quando sta partendo. Sui vini rossi usiamo solo i lieviti dell’uva, ma posso capire che qualcuno possa non sentirsi sicuro, neanch’io mi sento sicura sui vini bianchi, perché li conosco meno, è solo questione di prenderci la mano… Se una fermentazione non parte utilizziamo il mosto di un’altra vasca che è partita bene e inneschiamo così la fermentazione. Questo è stato sempre fatto e funziona bene. Ne 2002 invece abbiamo avuto problemi sulle fermentazioni e i vini più importanti semplicemente non sono usciti. Sono andati a rafforzare i vini più semplici. Questo a me sembra normale, è l’andamento dell’agricoltura, è controproducente a lungo termine combattere con la natura. L’unico vino bianco che sentiamo veramente nostro è il Moscato, quando viene fatto con i lieviti indigeni il Moscato è tutta un’altra cosa…

Quali sono i vini che ti piacciono?

Ne ho assaggiati veramente tanti che mi sono piaciuti… Trovo che la barbera sia un bellissimo vitigno, sensibile al territorio, capace di esprimersi in molti modi diversi. Certo, non è l’unico, ma mi sembra che negli ultimi anni sia stata un po’ sottovalutata e mi dispiace come bevitrice prima ancora che come produttrice. In generale comunque ho difficoltà con vini troppo carichi di tannini, preferisco vini più allegri, il vino è fatto per bere! Sarebbe bellissimo se ogni territorio trovasse una propria unità, allora sarebbe veramente il territorio ad essere ricercato da chi acquista il vino, oggi è ancora l’azienda che vende, chi compra il nostro vino lo fa perché ci conosce e sa come lavoriamo, non perché ci troviamo nel basso Monferrato. Di questo mi dispiace molto perché anche il nostro è un territorio estremamente ricco di potenzialità, ma la burocrazia sta rendendo il nostro lavoro davvero impossibile: dalla vendemmia 2008 è in vigore il nuovo disciplinare per la produzione di Barbera DOCG, ancora carta, ancora burocrazia… finirà che chi vorrà fare un vino veramente buono, come si faceva una volta, dovrà uscire dalla doc!

* * *

Un ringraziamento a Bruna Ferro per il tempo che ci ha dedicato. Un in bocca al lupo a lei ma anche al figlio che invece di seguire le orme di famiglia ha iniziato a produrre birre artigianali con buoni risultati e una passione così grande che può essere stata trasmessa solo da mamma e papà!