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Guccione, i vini siciliani tra biodinamica e tradizione

L'azienda e i vigneti di Manfredi e Francesco Guccione in Sicilia

Nota: questo articolo è stato scritto quando ancora i fratelli Guccione condividevano il lavoro in vigna e in cantina, ma crediamo sia un importante pezzo di storia personale per Franscesco Guccione che oggi riprende da solo la strada della vinificazione.

Manfredi e Francesco Guccione sono i due fratelli che conducono l’azienda agricola di famiglia in Sicilia producendo vini da agricoltura biodinamica con vitigni tradizionali siciliani. La famiglia ha sempre fatto agricoltura, si parte nel 1200, e i due fratelli pur vivendo a Palermo hanno sempre trascorso molto tempo nelle campagne di Cerasa. Abbiamo chiacchierato a lungo con Francesco Guccione per capire meglio il loro percorso e la loro terra.

Francesco Guccione: In passato l’azienda agricola era a produzione mista, oltre all’uva avevamo animali, seminativo, frutta e ortaggi. Un’azienda agricola a circolo chiuso come nell’ideale della biodinamica. Oggi le aziende agricole hanno bisogno di specializzarsi un po’ di più, ma c’è un’alternativa alla monocultura: fare produzioni che sempre più possono arrivare al prodotto finito, fossero legumi o piante aromatiche o pomodori cercandosi però mercati diretti al consumatore. In Sicilia esistono alcuni piccoli GAS (Gruppi d’Acquisto Solidale) e alcuni negozi attenti alle produzioni locali di qualità, la sensibilità delle persone sui temi della qualità alimentare sta aumentando e anche se è difficilissimo cambiare le abitudini di spesa siamo su una strada migliore.

Sorgentedelvino.it: Nel tuo percorso dall’azienda agricola tradizionale all’azienda agricola biodinamica hai notato delle analogie tra le due forme di agricoltura? Francesco Guccione nei lavori in azienda

Francesco Guccione: E’ una domanda che mi pongo anch’io da qualche anno e ci sto studiando e lavorando. Non voglio perdere di vista l’agricoltura tradizionale siciliana, perché nonostante abbia subito le evoluzioni dei tempi esiste ancora con tutto il suo prezioso bagaglio di conoscenze. Il contadino lombardo e siciliano fino al 1950 erano ad un livello di conoscenze simili, ma vivendo in contesti diversi hanno sviluppato tradizioni e capacità di lettura specifiche per un luogo. Il processo di esproprio delle loro conoscenze fatto dalla chimica a partire dagli anni Cinquanta ci ha portati con troppa superficialità a rischiare di perdere tradizioni e conoscenze importanti. Uno dei miei vini, il Perpetuo, è nato proprio dal desiderio di fare un vino del posto, mi sono detto: “magari lo beviamo tutto noi, lo regaliamo, ma è importante non perdere la tecnica e la tradizione” invece poi è piaciuto moltissimo. Sicuramente ci sono affinità, ne sono più che certo. Quando ho iniziato a conoscere la biodinamica mi sono detto: “allora mio padre era un agricoltore biodinamico senza conoscere la biodinamica!” Il 50% di quello che si fa in biodinamica mio padre lo faceva: sovescio, impostazione dell’azienda a ciclo chiuso, il compostaggio del letame. Erano tutte cose che lui faceva perché gli provenivano da una solida cultura agricola tradizionale, l’agricoltura era il suo lavoro e la conosceva bene, prima era una professione tenuta in alta considerazione. Il mio amico Arturo Genduso a cui ho dedicato il vino l’Arturo di Lanzeria ha raccolto testimonianze dei contadini delle Madonie che ravvicinano le esperieze del luogo alla biodinamica. Forse c’è ignoranza o forse è cultura contadina: l’uomo di una volta conosceva meglio la natura perché la osservava più da vicino. Faccio l’esempio di un quadro impressionista le spigolatrici: sono lì tutto il giorno a raccogliere le spighe rimaste dalla trebbiatura, tutto il giorno a guardare in terra, vedono sicuramente tante cose che noi oggi non conosciamo più.

Sorgentedelvino.it: Scorrendo i nomi dei tuoi vini si scorre un po’ anche la tua vita, il tuo territorio e le persone che hai incontrato. E’ stata una scelta consapevole o casuale?

cataratto extralucido coltivato in biodinamica e vinificato da guccioneFrancesco Guggione: All’inizio venne spontaneo a me e mio fratello dedicare i vini a persone che avevano un senso importante per noi, ce ne siamo resi conto solo dopo, quando sono nati il Rosso di Cerasa e lo Stralusto che non portano più nomi di persone. Comunque non è stato programmato… Forse avevo un’idea del vino e una conoscenza del mondo del vino più limitata. Oggi ho capito che ogni cosa la puoi approfondire all’inverosimile, sono cosciente dell’ignoranza. I primi vini erano un atto più di cuore che di testa, quindi è bello che siano state dedicati a persone care. I secondi vini sono più di testa: ho cercato di fare anche una ricerca sul tipo di vino che possa esprimere in maniera più coerente, almeno spero, il territorio. Nei miei vini credo che ci sia molta Sicilia, profumi mediterranei. E’ bello quando nelle degustazioni, ad esempio, ritrovano i fiori gialli nei miei vini, in effetti la mia terra è coperta di fiori gialli! Ma la Sicilia dal punto di vista del microclima è un intero continente e qui da noi difficilmente i vini diventano pesanti se non si tiene la mano pesante in lavorazione, ma al tempo stesso grazie al sole hanno una struttura che in altre regioni non raggiungono. Chi non riconosce la Sicilia nei miei vini è forse perché è legato ad un’idea streotipata di come dovrebbero essere…

Sorgentedelvino.it: Fai vino da cinque anni a che punto ti senti del tuo percorso di vignaiolo?

guccione-in-cantinaFrancesco Guccione: All’inizio mi ero dato un termine di cinque anni come periodo per 5 anni per capire meglio la vinificazione e i miei vini, osservando che risposta avevo in annate diverse e dopo l’imbottigliamento. Oggi cinque anni sono passati e spero che sarò capace di mettere un po’ a reddito il frutto dell’esperienza: essere più equilibrato. Cinque anni mi hanno dato un’idea…. ero preoccupato perché la prima annata mi piaceva e non sapevo se sarei stato in grado di fare ancora vini come quelli, il secondo anno sono stato soddisfatto e i vini mi sono piaciuti moltissimo ma non sapevo se l’anno successivo sarei stato all’altezza del precedente, il terzo anno forse non era all’altezza ma a me piaceva di più ero felice e contento era quasi come lo volevo io, il quarto anno (2008) parlando del Perricone (sarebbe più complesso dirlo per tutti i miei vini in generale) ho trovato il più grande equilibrio. L’annata 2009 è un cavallo pazzo, cominci a godere anche delle storture. Ecco: dopo cinque vendemmie e un po’ di esperienza mi sento più libero e di conseguenza ho meno paure. Ora voglio sperimentare questo senso di libertà e la possibilità di creare. * * * Ma i vini di Guccione, aggiungo, non rispecchiano solo il territorio e quell’angolo di Sicilia, rispecchiano soprattutto il loro “autore”: vini limpidi, intensi, profondi. Nel corso della nostra chiacchierata abbiamo affrontato tanti (tanti!) argomenti, torneremo presto a raccontarvi di questa terra e di queste persone.