
Mairano, appena sopra Acqui Terme, stanno qui la casa e la bottega di Domenico Botto. Un vero signore di campagna, un contadino schietto, ancorato alla terra e alla tradizione così come lo sono i suoi vini.
Sei ettari di azienda, di cui quattro vitati, e una cantina antica dove i vini si affinano. Dolcetto, Brachetto e da pochi anni l'Albarossa, incrocio genetico tra barbera e nebbiolo, molto raccomandato dal consorzio di tutela dei vini doc locale (bravi).
Domenico è un one-man-band: da solo si occupa della vigna, della cantina, della commercializzazione. Domenico è la memoria di un territorio: il suo Bric e Brac è un brachetto in purezza, vinificato fermo e secco come detta la tradizione e come ormai pochissimi fanno.
Poca uva sui filari, poche bottiglie, grandi emozioni. In vigna come in cantina, è un lavoro a togliere per raggiungere l'essenzialità, l'essenzialità che solo grandi uve possono donare.
In vigna Domenico coltiva le sue uve con i metodi dell'agricoltura biologica, con un rispetto per il territorio che può avere solo chi lo vive da mattina a sera tutti i giorni dell'anno. Lindo in cantina, niente sovrastrutture nei vini, legno ridotto all'indispensabile, lieviti solo ed esclusivamente autoctoni, poca solforosa. Tempo e tappi di ottima qualità. Locali di affinamento per le bottiglie che sono vere cantine.
Vini di grande onestà, in primis intellettuale, ma non solo. Piccoli nel prezzo, in paragone alla grande qualità. Vini che sono un pezzo di storia della viticultura italiana, una memoria contadina e popolare di grande finezza eppure adatti alla tavola. Quelli di Cascina Sant'Ubaldo sono vini archetipali. Vini d'amore, curati e vestiti con amore.
L'ultimo plauso va alle etichette, da quella del taglio dolcetto-brachetto Amistà (amicizia) uno spendido tarocco dell'Ottocento, alla bellissima etichetta del Dolcetto Superiore in cui si vede l'ombra di un gatto proiettata dal sole sul muro della cantina, elaborazione grafica di una foto scattata da Domenico all'ombra di uno dei progenitori dei gatti che ancora oggi vivono in azienda.
Non ho detto nulla dell'Albarossa. Dovrebbe avere le carte per diventare uno dei grandi vini italiani. Appena avrò un minimo di assaggi, tornerò a scriverne. Per ora è grande promessa, un sogno in cui credere.
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