Siamo andati a trovare Dante Lomazzi ed Helena alla Colombaia nei giorni di questa difficile vendemmia 2008 e la sorpresa è stata davvero piacevole: vigneti splendidi, accoglienza eccellente in questa bella campagna toscana. Con loro abbiamo scoperto la piccola azienda vitivinicola e ottimi vini...

L'azienda agricola Colombaia produce principalmente Chianti dei Colli Senesi. Il ritorno di Dante all'azienda agricola di famiglia, dopo anni trascorsi a Milano, risale al 2003 e se avete occasione di assaggiare le bottiglie di questa prima annata avrete sicuramente una bella esperienza degustativa.
Per prima cosa Dante ed Helena ci portano a visitare i vigneti, belli nonostante la difficile annata, a dispetto di chi dice che quest'anno chi ha scelto la biodinamica o il biologico ha fatto ridere: qui la maggior parte delle piante ha resistito molto bene alle tante malattie che sono passate sulla vigna, segno anche questo dell'importanza di rendere forti le piante con interventi non invasivi ma di sostegno e con grande rispetto per quello che la pianta stessa può produrre. Siamo poi andati in cantina, abbiamo assaggiato i vini e abbiamo continuato a chiacchierare. Così racconta Dante: ho fatto un corso di agricoltura biodinamica nel 1987, avevo molte domande ma si parlava poco di vino, in quanto Rudolf Steiner riteneva il vino qualcosa di negativo in quanto da ebbrezza. Ho continuato la mia vita e nel 2003 ho scavato nel mio passato e sono tornato alla mia terra in Toscana dove la mia famiglia aveva mantenuto un podere.
Cos'è successo nel 2003 che ti ha dato la spinta a tornare alla campagna?
Dante: Io e mio padre siamo andati al Vinitaly, lì ho sentito Luigi Veronelli parlare dei Contadini Critici e delle DeCo, lui mi ha riempito di idee e di speranze, quelle parole mi hanno aiutato a trovare un mio posto.
Helena: E oggi fare il contadino si può veramente definire un lusso! Noi siamo stati fortunati ad avere dei terreni e un'azienda di famiglia ma non tutti hanno questa fortuna e vivere del proprio lavoro agricolo oggi è veramente difficile. I vigneti che lavoriamo noi oggi sono stati impiantati in larga parte una trentina di anni fa, oggi li stiamo risistemando effettuando una selezione massale tra le nostre piante, scegliendo quelle che hanno potuto adattarsi meglio al nostro terroir.

Puoi spiegarci l'importanza della selezione massale in vigneto?
Helena: Quando compri delle barbatelle in vivaio, tutte le piante che vai a mettere nel vigneto provengono tutte dalla stessa pianta madre. Queste barbatelle non hanno tipicità perché il terreno in cui sono state allevate è diverso e perché sono tutte uguali. Con il passare del tempo ogni pianta reagirà invece in modo diverso alle condizioni in cui si trova a vivere e a crescere, effettuando una selezione massale riproduci le particolarità: scegli quelle 10 o 20 piante che hanno saputo rendere una tipicità rispetto al territorio in cui sono cresciute e riproduci quelle. In questo modo si possono mantenere biodiversità e varietà.
Come dicevo, il nostro vigneto è qui da 30/35 anni e in questo tempo ogni pianta ha sviluppato una propria personalità, non si trovano più queste varietà nelle nostre zone perché la maggior parte dei vigneti sono stati espiantati, questo è anche un modo per salvaguardare varietà di vitigni antichi. Oltretutto l'espianto dei vigneti di pù di 20 anni è una pratica assolutamente controproducente per quanto riguarda la qualità del vino perché se è vero che la produzione spesso si riduce, è altrettanto vero che a partire dal ventunesimo anno la pianta riesce ad esprimere al meglio la propria maturità.
Un'altra buona ragione, dal punto di vista del produttore, per scegliere la strada della selezione massale è la resistenza alle malattie. Un vigneto sano lo è in quanto vive in un contesto di biodiversità, quando le viti sono "maritate" con piante da frutto resistono più facilmene anche alle malattie. I vigneti monoclonali sono ovviamente l'opposto di questa pratica di selezione massale e di biodiversità. Inoltre le barbatelle acquistate in vivaio sono state bombardate di fitofarmaci e altri prodotti chimici che permettono che arrivi sano fino al campo, ma poi in campo dimostrano una resistenza bassa alle malattie.
Quando si parla di biodinamica si fa spesso confusione tra le pratiche agricole e le pratiche di cantina. Ho ben capito che voi in vigna intervenite con prodotti e processi biodinamici, ma in cantina come vi comportate?
Dante: E' chiaro che anche in cantina come in vigna tendiamo ad intervenire il meno possibile sull'evoluzione del vino ma non siamo estremisti: stiamo andando verso una vinificazione che ci permetta di ridurre l'uso di solforosa, ma per poterci permettere di non aggiungere solforosa avremmo bisogno di una cantina troppo teconologica e io con la mia cantina non me lo posso permettere sempre, solo in annate e condizioni ottime. Da quando abbiamo iniziato a lavorare abbiamo la certificazione biologica e secondo me i limiti di solforosa che si possono aggiungere secondo il disciplinare di produzione biologica del vino sono corretti, questi li rispettiamo sempre, spesso siamo anche al di sotto. Per noi è molto importante il rispetto delle tradizioni e dei sapori del territorio, in cantina quindi non utilizziamo lieviti selezionati ma lavoriamo esclusivamente con quelli presenti sulla buccia dell'uva, non utilizziamo enzimi, gomma arabica o altri prodotti chimici che vadano a modificare artificialmente la struttura dei nostri vini. Inoltre nel nostro chianti non aggiungiamo altre uve non autoctone, è una scelta. Con la piccola parte di vigneto impiantato a Cabernet (che è entrato in produzione l'anno scorso) abbiamo deciso di fare un IGT rosso che contiene il 5% di cabernet (oltre al 90% di Sangiovese e ad un altro 5% di Colorino), è un vino interessante, buono, ma non è chianti...
So che una delle figure importanti di riferimento per voi è stato Alex Podolinski, cosa vi ha affascinato in lui?
Lui ha un approccio molto pratico alla biodinamica, ascoltare lui e applicare i suoi metodi è un po' come ascoltare i vecchi della zona e carpire loro dei "trucchi" che hanno sempre funzionato per lavorare sia in vigna che in cantina, nei campi e negli orti. L'esperienza di Podolinski e dell'associazione biodinamica australiana può insegnare veramente molte cose, loro sono riusciti a lavorare in biodinamica tantissimi ettari di terreno.
Articolo pubblicato il 4 dicembre 2008