Margherita e Franceca Padovani sono le giovani gemelle che hanno da pochi anni iniziato a lavorare vigne e uliveti a Montalcino. Sono cresciute a Milano ma la casa di Fonterenza è sempre stata, fin dall'infanzia, il rifugio e il luogo in cui trascorrere vacanze e molti momenti felici.... solo poesia? No, anche duro e buon lavoro! Ne abbiamo parlato con Francesca.

Abbiamo incontrato Margherita e Francesca Padovani nella loro casa/cantina Fonterenza, nei pressi di Sant`Angelo in Colle, proprio nei giorni della vendemmia... Arriviamo a Fonterenza attraverso una strada sterrata seguendo le loro indicazioni telefoniche; dopo aver percorso la strada per e da Montalcino che è fitta di cartelli di aziende vitivinicole entrare in questa stradina anonima, senza cartelli aziendali, che si infila nel bosco è rilassante e straniante al tempo stesso e lascia presagire l'ingresso in un luogo un po' magico... senz'altro diverso. E così è stato.
La prima domanda spontanea a Francesca è proprio questa: come siete arrivate qui? Non solo nella casa di Fonterenza, ma a Montalcino a fare il vino? E Francesca mi conferma la primissima senzazione avuta arrivando:
La casa è stata acquistata dai nostri genitori quando eravamo bambine e trascorrevamo qui l'estate e ogni momento libero. E' il posto, oltre a Milano, in cui siamo cresciute. Ma questa non è una semplice casa, è una casa viva... Per Sant'Angelo in Colle Fonterenza è un posto molto importante, tutti sono passati da qui: durante la guerra venivano a nascondersi nelle cave di tufo che si trovano vicino alla casa. Abbiamo un collegamento forte con questa terra anche se siamo cresciute a Milano, tutti a Montalcino ci conoscono e parlano di noi come "le gemelle di Milano", ci hanno viste crescere.
Ma siete le prime persone della famiglia ad occuparvi di agricoltura e di vino?
Mio nonno paterno faceva il fattore, l'altro nonno, da parte materna era cuoco... probabilmente dentro di noi c'è il gene della manualità! Tutti i lavori che facciamo qui li facciamo con le nostre mani e li facciamo sulla nostra pelle, costano fatica, è duro fare quello che facciamo noi a trent'anni... ma penso sia molto importante, trovi valori diversi e impari a dare importanza ad altre cose, ad esempio: Fonterenza prende il nome dalla fonte che si trova qui, è una fonte ricca dove le persone del paese venivano a prendere l'acqua quando le altre fonti seccavano, ma nel 2003 anche qui siamo rimaste senz'acqua. Allora ci siamo rese conto di quanto sia importante!

Avete contatti con gli altri vignaioli e agricoltori della zona?
Ci sono molti imprenditori giovani. Io sono in contatto con persone che, come noi, lavorano in modo naturale, persone per cui ho rispetto e amicizia. La maggior parte di loro vengono da fuori, un po' come noi, ma capita di avere scambi anche con persone del posto: scambiarsi consigli, creare sinergie per me, anche se con il tempo sono diventata un po' un orso, sono cose fondamentali. I primi passi nel mondo del vino li abbiamo fatti con Giovanna Morganti ma anche parlare e confrontarmi con Giulio Armani, che è un nostro amico, mi ha aiutata ad aprire la testa su tante questioni, sono persone che ti fanno capire molte delle cose che stanno dietro all'agricoltura e all'enologia.
Oltre a fare il vino lo bevi anche... qual è il tuo vino preferito?
Non ho veramente un vino preferito... in generale posso dire che non riesco più a bere vini convenzionali, cioè, li bevo, ma poi ho un gran mal di testa! Ci sono produttori di cui mi piacciono i vini, ma sono molto curiosa e penso di avere ancora molti vini da assaggiare... anche per questo mi piace partecipare alle varie fiere e manifestazioni, sono anche per me un'occasione di confronto con altri produttori e per assaggiare vini diversi.
Come lavorate in vigna?
I frutti delle nostre terre, sia della vigna che dell'uliveto, sono certificati biologici, ma nel lavoro quotidiano lavoriamo con l'istinto mettendo insieme pratiche diverse e prendendo di una certa metodologia di lavoro solo quello che ci piace, ad esempio abbiamo preso dalla biodinamica l'uso delle erbe e del calendario lunare delle lavorazioni. Questa annata 2008 è stata davvero particolare e molto difficile, ha richiesto una nostra presenza costante sul vigneto e molta molta attenzione. Fino a luglio ero convinta che non avrei raccolto uva, ma poi è cresciuta e ora vediamo che la vendemmia è stata giusta sia per quantità che nella qualità dell'uva. Certo, ha richiesto impegno anche la vendemmia... abbiamo raccolto e vinificato 5 volte quest'anno... Ci sono vini che ti fanno venire voglia di ascoltarli, vini che cambiano nel bicchiere, sono questi i vini che cerco e, per rispondere alla tua domanda di prima, sono anche i vini che mi piacciono.
E in cantina? Se non sbaglio non utlizzate lieviti selezionati per i vostri vini...
Spesso gli enologi fanno terrorismo, mettono paura e cercano di convincerti ad usare i lieviti selezionati e altri prodotti enologici paventando irrimediabili disastri. Sono arrivata col tempo e con l'esperienza a decidere di non usare lieviti selezionati, ragionandoci su. Due anni fa feci un corso di microbiologia presso l'Università di Firenze e mi sono sentita raccontare cose incredibili! Ma la cosa davvero incredibile è quello che c'è dentro al mosto... dentro al mosto c'è davvero tutto, fanno di tutto per devitalizzarlo, ma il risultato non è mai certo. Secondo me va solamente accompagnato. Io e Margherita abbiamo fatto le nostre scelte e stiamo cercando la nostra strada, sono purista, ma non sono estremista...
Ancora un ringraziamento a Francesca e Margherita. Aspettiamo ora il primo Brunello di Montalcino 2004 di Campi di Fonterenza che uscirà il prossimo gennaio gustiamo gli altri vini delle "gemelle di Milano". Vini che cambiano di annata in annata, vini naturali capaci di sorprendere.
Articolo pubblicato il 23 ottobre 2008