Terra d'Arcoiris, agricoltura naturale come scelta di vita
Terra d'Arcoiris (Toscana - Siena)

La chiacchierata con Paola Leonardi va molto oltre i vini, prima di lasciarvi alla lettura volevo però sottolineare come le loro scelte non sono assolutamente in conflitto con la qualità dei vini, anzi... il Chianti di Terra d'Arcoiris è stato l'unico vino italiano premiato al Concorso francese dei vini biologici Amphore.

Paola Leonardi e Walter Loesch di Terra d'Arcoiris

Com'è nata l'azienda agricola Terra d'Arcoiris?
Io sono di Roma e Walter è dell'Alto Adige, ci siamo incontrati in Toscana mentre lui stava facendo il servizio civile con le Coop dell'Amiata e io portavo in giro uno spettacolo di teatro con la mia compagnia di Roma. Walter si è unito alla nostra compagnia Teatro Arcoiris, di cui abbiamo conservato il nome.
Nel gennaio del 1981 abbiamo lasciato il gruppo e siamo partiti per la Svizzera per imparare l'agricoltura biodinamica. Producevamo 18 quintali di formaggio quark a settimana e il lunedì mattina lo spedivamo in tutta la Svizzera, vendevamo cioè in modo diretto tutta la produzione. Da subito abbiamo capito il grande valore della vendita diretta, crescere nella qualità nel confronto con chi si nutre dei tuoi prodotti e il ritorno energetico che soltanto uno scambio amorevole può dare.
Quando siamo tornati in Italia siamo andati dal nipote di Piana che aveva un'azienda apistica in Toscana, con lui abbiamo imparato il lavoro di produzione di pappa reale e api regine e abbiamo messo su il nostro aviario, che insieme al lavoro delle traduzioni ci ha dato da vivere di api fino al 1987, quando abbiamo trovato e acquistato l’azienda di 40 ettari che ci impegna a tutt’oggi.

La scelta di produrre con sistemi di agricoltura naturale è stata immediata. Puoi raccontarci quali sono state le vostre motivazioni?
La scelta dell'agricoltura biologica è antecedente all'azienda agricola: già nel 1981 con le api avevamo scelto di lavorare in modo naturale. Negli anni '83/'84 abbiamo anche scritto articoli sulla conduzione degli alveari in modo naturale, sulla rivista Apitalia. Preparavamo artigianalmente, sia per risparmiare che per la difficoltà di reperimento, i pochi prodotti che somministravamo alle api per la lotta alla varroa, la pratica dello “sciame nudo” teneva sotto controllo la peste americana
La scelta di coltivazione naturale della terra è sicuramente figlia delle nostre scelte precedenti, la nostra è una storia lineare: pacifismo, per me il femminismo, sempre alla ricerca di una pratica di sincerità. I nostri prodotti sono presentabili senza mentire. Cerchiamo di trasmettere questo nostro modo di essere, cercare e trovare piccoli momenti di verità. Facciamo quello che facciamo non per business, ma per amore.

Avete scelto l'agricoltura...
Quando scegli credi di sapere perché, ma la strada si delinea e assume concretezza man mano che la percorri, non è tracciata. Nel tempo, a posteriori ti puoi spiegare delle cose e dare delle risposte, che spesso non portano traccia delle domande iniziali. Ma la vita è il qui e ora, il prima e il dopo portano il segno del ricordo o del desiderio
Il desiderio di avere dei figli che nel progetto con Walter vedevo crescere in un ambiente sano e bello, lontano dalla città, Roma, dove ancora vivevo, è stato per me determinante. Ho scoperto solo dopo, all'età di 45 anni, di aver realizzato il mio sogno di bambina: condividere con “lui” il progetto di vita, non soltanto i figli.

Cosa significa oggi fare agricoltura biologica?
Proteggere l'ambiente che non ci appartiene, ma di cui siamo transitoriamente custodi, lasciare alle generazioni future un suolo dove poter continuare, senza dover riparare danni, una piccola possibilità di vivere con tranquillità e armonia.
Se però me lo chiedi più in generale, so che esiste un eco-business per cui non è così. In questo io vedo una contraddizione in termini: ma chi fa business della produzione biologica, anche se non ha a cuore la costruzione di una società armoniosa, nel suo operare fa comunque guadagnare spazio al biologico. E qui bisogna anche capire cosa si intende per guadagno. Il guadagno non è una cosa spicciola del momento, quando capisci dove sta il tuo guadagno nel fare qualcosa, un lavoro ad esempio, riesci a capire dove dirigere la tua azione….
Siamo naturalmente soggetti alla legge del mercato e se guadagnassi di più sarei contenta, ma, per il momento, ancora sono sorretta dal mio guadagno di vita: vivo come avrei voluto vivere. Come dicevo economicamente ancora oggi non siamo autosufficienti, in agricoltura bisogna investire in continuazione, se non fai commercio dipendi dal tuo produrre e devi accettare l'andamento delle stagioni; una stagione non è uguale a un'altra... Ci sostiene la vendita diretta che rappresenta per noi il 60% delle vendite e ci permette una certa autonomia dal mercato.

Com'è il tuo rapporto con chi beve i tuoi vini? Ti capita spesso di confrontarti con chi beve i tuoi vini?
In azienda non vengono tantissime persone, ma le raggiungo attraverso i mercatini del biologico, il primo l'ho fatto nell'84 col miele vendendo 2 soli barattoli in due giorni. Poi le cose sono molto cambiate, oggi non solo vendo tutto quello che produco (frutta, vino, succhi di frutta, grappa, olio), ma ho anche una grande opportunità di fare cultura. Molti amministratori intendono la cultura come animazione e non capiscono quanto sia importante portare alle persone le conoscenze della cultura contadina, sconosciuta ai più e per questo spesso sottovalutata, molti bambini non sanno che il latte viene dalle mucche, raccontare come si fanno le cose vuol dire attribuire loro un valore!
Il dialogo con i miei clienti ha anche la virtù di bilanciare l’alienazione che la grande burocrazia, che accompagna e vive sul nostro lavoro (impiega una persona e mezza su quattro), ci causa, se non avessi il loro incoraggiamento smetterei di fare questo lavoro.
La frase che segue anche se un po’ forte spero che aiuti a riflettere sull’assurdità di alcune scelte: c'è chi in difesa della presenza degli extra comunitari in Italia ha detto: “ne abbiamo bisogno per fare i lavori che gli italiani non vogliono più fare...”
Bene, se oggi per la maggior parte degli italiani migliorare la propria condizione di vita vuol dire diventare colletti bianchi, allora per dare lavoro a tutte queste persone bisogna inventarci la burocrazia... il 30% del costo del mio vino e di tutti gli altri prodotti serve a mantenere tutti quelli che mi impongono di riempire pezzi di carta. Quindi che emigrino i colletti bianchi: portiamo dentro le persone di cui abbiamo bisogno per produrre e mandiamo fuori quelli che questi lavori non li vogliono fare! Non sono nata contadina, l'ho fatta come scelta, riconosco valore e dignità a questo lavoro e…. disprezzo i colletti bianchi che si contentano di riempire carta.

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