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Per qualche litro in più (di Prosecco) di Paolo Cacciari

Riprendiamo l’articolo di Paolo Cacciari apparso su Comune-info. Non sono solo i vignaioli naturali a volere una vigna più sana, si stanno organizzando anche i cittadini, ad esempio nelle zone del Prosecco…

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Di Prosecco si può morire, non per eccessiva ingestione, ma per involontaria inalazione dei gas tossici chiamati pesticidi. L’enorme successo commerciale ottenuto specie negli Stati Uniti dal vino con le bollicine ha scatenato una vera e propria corsa alla piantumazione delle barbatelle di Glera, un incrocio di vitigni, che nelle aree Doc, a suo tempo delimitate con un accordo a tavolino tra le regioni del Veneto e del Friuli Venezia Giulia, produce l’uva da cui si ricava il fortunato vino chiamato Prosecco. In pochi anni il valore dei terreni è schizzato alle stelle (oltre quattrocento mila euro ad ettaro), così come la produzione (oltre 21 tonnellate di uva ad ettaro) e il prezzo del vino (pagato ai coltivatori 2,50 euro al litro). Peccato che sia cresciuto proporzionalmente anche l’uso di prodotti fitosanitari, tra cui l’erbicida a base di Glifosate. Se la media italiana di pesticidi irrorati sul territorio è di 750 chilogrammi per abitante all’anno (tra le più alte d’Europa) nel trevigiano si arriva all’impressionante cifra di 1,3 tonnellate.

La mobilitazione delle associazioni ambientaliste, le puntuali denunce del Pesticides Action Network e, infine, la mobilitazione di un folto numero di sindaci dell’area tra Conegliano e Valdobbiadene hanno portato alla proibizione (salvo deroghe) dell’uso degli elicotteri nell’irrorazione dei pesticidi e all’adozione di protocolli più rigorosi da parte dei produttori. Ma non basta. L’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra) ha verificato che sono contaminate il 63 per cento delle acque superficiali e il 30 per cento di quelle sotterranee.

ISDE – Medici per l’ambiente ha reso pubblici centinaia di studi che documentano la correlazione tra l’esposizione a pesticidi e patologie gravi, malattie respiratorie e neurodegenerative, disordini riproduttivi e altro ancora. Gianluigi Salvador, ambientalista e profondo conoscitore del territorio, racconta di colline spianate dalle ruspe per far posto ai terrazzamenti e di famiglie barricate in casa o costrette a trasferirsi nei cinque mesi dei trattamenti della vite. Tanto è bastato – nella complice assenza della massima istituzione competente in materia di agricoltura, la Regione Veneto – a far scattare un inedito intervento della prefetto di Treviso, Laura Lega, che ha convocato i sindaci delle aree del prosecco, le maggiori associazioni di categoria assieme a Wwf e Aiab allo scopo di “valorizzare il prodotto prosecco in un quadro di economia sostenibile e durevole a salvaguardia dei fattori ambientali”. Nessun allarme, è stato anche detto, ma ci sono preoccupazioni sufficienti per consigliare un rapido piano di trasformazione delle tecniche agronomiche verso modelli sostenibili e multifunzionali anche dal punto di vista paesaggistico.

La soluzione più razionale e vantaggiosa per le aree del Prosecco trevigiano sarebbe la creazione di un biodistretto, come quelli sperimentati dall’Associazione dei produttori biologici nel Cilento, in Toscana, nel Trentino e altrove.

Paolo CacciariAutore: Paolo Cacciari, autore di articoli e saggi sulla decrescita e sui temi dei beni comuni

Link utili

ISDE – Medici per l’ambiente

Pesticides Action Network