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Questione di terroir: i vigneti da selezione massale 1

Maggiore espressione del territorio nei vini, biodiversità, costanza di produzione annata dopo annata, questi alcuni motivi per scegliere un vigneto da selezione massale

Quando si parla di vino naturale si dice spesso cosa non si fa, ma sfugge a volte quello che i vignaioli fanno per ottenere vini unici, irripetibili e talvolta straordinari. Una delle scelte più importanti avviene con l’impianto del vigneto: terreno, posizione, vitigni, ma anche il tipo di piante. Queste possono provenire da selezione clonale o da selezione massale, ma quali vantaggi può portare a una cantina la selezione massale in vigneto? Perché sceglierla? Ne abbiamo parlato con il vivaista toscano Marco Moroni.

Barbatelle per vigneto

Negli anni 70 in Italia si è affermata la selezione clonale, tecnica che prevede la riproduzione di un numero infinito di piante dallo stesso genitore, piante che condividono quindi lo stesso DNA con una conseguente perdita, a livello più ampio, di biodiversità. La selezione massale è il metodo tradizionale (pre-industriale) di riproduzione delle piante, oggi in uso principalmente presso aziende che vogliono ottenere vini di qualità, in questo caso le piante vengono riprodotte partendo dalle marze (tralci di vite) scelte in un vigneto, innestate e lasciate crescere in vivaio prima di essere trapiantate nel nuovo vigneto.

Molti vini italiani di culto nascono dalle uve di vecchi vigneti, ma non è solo l’età della pianta o la posizione vocata a fare la differenza: sono piante provenienti obbligatoriamente da una selezione massale storica, che i vignaioli hanno scelto per le loro caratteristiche di qualità e sanità. Le aziende che oggi hanno in mano questi vecchi vigneti dovrebbero pensare da subito a preservare i genotipi presenti riproducendo le piante migliori. Ma la selezione massale non è solo per loro.

“La selezione massale agevola l’espressione del territorio nella bottiglia – spiega Marco Moroni – e le piccole aziende devono trovare una propria identità e puntare su questa. All’interno dei vigneti aziendali si scelgono le marze dalle piante che meglio si sono adattate al territorio e da queste si fanno le barbatelle per il nuovo vigneto, ma ogni pianta è diversa.

Un altro vantaggio della selezione massale è la costanza della produzione in annate diverse: essendo formato da una varietà piante che reagiscono in modo diverso alle condizioni ambientali e alle malattie un vigneto da selezione massale è più equilibrato: nelle annate calde saranno favorite le piante che sopportano meglio il caldo, in annate piovose quelle che sopportano meglio l’acqua, ecc. Soprattutto nelle zone di collina dove i terreni cambiano frequentemente suggeriamo di usare portainnesti diversi per avere la massima variabilità e rispondenza delle piante al terreno. Questo è possibile solo piantando a mano, impossibile chiedere a una macchina di scegliere le diverse piante microzona per microzona, ma è un’altra differenza che nel bicchiere si sente e può costituire un vantaggio per le piccole aziende.”

barbatelle-vivaio-moroni-01

barbatelle-vivaio-moroni-02La progettazione di un nuovo vigneto richiede tempo, ma soprattutto la capacità del vignaiolo di osservare le piante e di capire quali corrispondono meglio al tipo di vino che vuole ottenere. Infatti è il vignaiolo, anche se affiancato dal vivaista, che conosce i propri vigneti e i propri obiettivi. Per almeno due anni le piante vengono tenute sotto osservazione soprattutto sotto il profilo sanitario: il primo anno si segnano le piante ritenute migliori, ci si assicura che siano sane e che rispondano alle caratteristiche desiderate, il secondo anno si fa un’ulteriore scelta tra queste e si selezionano le piante da cui verranno prelevate le marze in inverno. “Di solito faccio io l’osservazione – continua Moroni – ma sono i produttori che devono imparare a farlo con costanza, perché loro sono presenti in vigneto tutti i giorni. Ogni azienda dovrebbe avere un proprio piccolo vigneto da collezione dove studiare le piante, vedere come si adattano al terroir ed essere pronti quando si vanno a fare nuovi impianti”.

Dopo i due anni di osservazione, in inverno vengono raccolte le marze, cioè dei pezzi di tralci delle piante scelte e innestate sul portainnesto scelto. L’anno successivo sono pronte per il trapianto in vigneto. “Il vivaio che curo insieme a mio fratello è certificato biologico dal 2005 e lavoro con i preparati biodinamici – spiega Moroni. –  Anche questo contribuisce ad avere vigneti forti, nella vivaistica convenzionale le piante vengono trattate con ormoni per la radicazione, questo aiuta il vivaista ad avere rese più alte, ma la pianta cresciuta in biologico è più resistente nel vigneto. Nello stesso modo e per le stesse ragioni coltiviamo anche i portainnesti.”

Come fare un vigneto massale se non si ha una vecchia vigna da cui prelevare le marze? Si possono scegliere da un collega disponibile o in uno dei diversi vigneti da collezione che Moroni e altri vivaisti hanno creato in diverse località italiane con diversi vitigni: Sangiovese, Aglianico ma anche diversi autoctoni di diverse zone. “Anche un vigneto da selezione clonale – spiega Moroni – dopo i 20 anni di età comincia a sviluppare caratteristiche diverse pianta per pianta, volendo cominciare una selezione massale aziendale si può partire anche da questi, anche se la variabilità sarà inferiore rispetto ad un vigneto vecchio”.

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La selezione massale può essere di grande interesse anche per la “manutenzione ordinaria” di un vigneto, facendo le rimesse con regolarità quando muore una pianta si evitano costosi investimenti e perdita di annate di produzione. In Francia questa è un’abitudine consolidata soprattutto su vecchi vigneti, in Italia stenta ancora ad affermarsi come abitudine, ma qualche aiuto viene anche dai vivaisti: “per le rimesse produciamo barbatelle alte 80 cm, visibili più facilmente sia durante la lavorazione del terreno che quando il vignaiolo deve prendersene cura. Nei primi 3 anni di impianto le viti hanno bisogno di cure scrupolose e quando si fanno le rimesse se non si vedono le piante si rischia di saltare qualche lavorazione”

Per chi vuole conoscere più da vicino questo lavoro, è possibile visitare il vivaio, i momenti più interessanti sono novembre-dicembre quando si sterra, gennaio e febbraio quando vengono prelevati i portainnesti e certamente l’estate quando il vivaio è più rigoglioso e le piante in piena forza. Ci sarebbero ancora molte cose da dire sulla selezione massale e sulle scelte che i vignaioli fanno per darci vini straordinari, ma per il momento ringraziamo Marco Moroni per il prezioso contributo contando di tornare su questo argomento per approfondire alcuni aspetti.

One comment on “Questione di terroir: i vigneti da selezione massale

  1. Rispondi Stefano Cergolj Nov 24,2015 1:56 pm

    Complimenti per l’articolo.
    Mi ha definitivamente chiarito le idee su un argomento in cui ero ancora lacunoso.

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