torna su

Urupia, i vini del Salento nascono da un progetto comune

La Comune Urupia (Puglia – Brindisi) La Comune Urupia è una bellissima realtà creata nel 1985 da un gruppo di persone italiane e tedesche in una vecchia masseria dell’alto Salento, in Puglia. Abbiamo rubato un po’ di tempo a Lele, che all’interno della comune si occupa della cura del vigneto e della cantina insieme ad Agostino, per farci raccontare del loro territorio, della loro esperienza e dei loro vini. Domanda: L’agricoltura occupa una parte DCF 1.0importante del lavoro ad Urupia, lo so, ma com’è nata in particolare la scelta di fare anche vino? Risposta: Urupia è nata materialmente con l’acquisto degli stabili e dei 24 ettari di terreno annessi; tra questi circa 6 ettari erano di vigneti vecchi, con impianti a tendone in condizioni abbastanza brutte. La vinificazione è nata dal nostro desiderio di prendere in mano questi tendoni, cercare di rimetterli in sesto e rimettere in produzione vigneti, campi e oliveti abbandonati da un sacco di tempo. Dopodiché tutto il processo di apprendere la vinificazione è avvenuto gradualmente, abbiamo imparato gradualmente il lavoro in campagna con l’aiuto anche delle persone della zona. Prendersi cura delle vigne e fare il vino sono andati di pari passo. Il tendone è un tipo di impianto portato in Puglia per riuscire a fare grandi produzioni molto concentrate, ma questi tendoni non avevano quasi più produzione, quindi li abbiamo quindi tolti e, dal 2004, con i diritti abbiamo reimpiantato vigneti nuovi. Adesso abbiamo circa 3 ettari di vigneto allevato a spalliera e un ettaro di un vecchio tendone che ha comunque una produttività contenuta. In questo vecchio vigneto nasce il Solare, è una classica miscela in campo di diverse varietà di negramaro e malvasia nera, tutti gli altri vini vengono dalle vigne nuove. Prima del 2004 in alcune annate abbiamo anche acquistato uva da contadini che conoscevamo e vinificavamo la loro uva, poi mano a mano che sono entrate in produzione le nostre vigne è stata sostituita con quella nostra e dal 2006 vinifichiamo solo uve nostre. vigneto in puglia - alto salento - comune urupiaDomanda: Oltre al vino cosa coltivate e/o producete? Risposta: Abbiamo diverse colture con prevalenza di quelle locali, i nostri terreni si trovano in collina, su terreni cosiddetti “marginali” che per propria composizione non ha rese interessanti per le imprese agricole di oggi, qui sono rimaste le colture tradizionali: olivo, vigna e un po’ di seminativo. Se mi sposto e scendo dalle colline le cose cambiano… Domanda: Dicevi che quando avete acquistato i vostri terreni erano abbandonati, in Puglia l’abbandono della terra è frequente? Risposta: Nella nostra zona Urupia è una delle poche aziende agricole, qui il territorio è suddiviso in piccoli appezzamenti e particelle utilizzati per la sussistenza familiare. E’ una dimensione rurale legata alla sussistenza familiare, quando abbiamo acquistato non c’era quindi abbandono, ma se ne occupavano i nonni, cioè le persone di due generazioni fa, oggi molti hanno abbandonato la campagna e non è un caso che molti ci chiedano l’acquisto o la presa in gestione dei loro terreni: nel tempo hanno imparato a conoscerci e apprezzano il nostro lavoro. Domanda: Da quello che ci racconti sembrano terreni molto vocati per il vino… Risposta: Si, è vero. Il punto preciso in cui si trova la nostra proprietà è una bassa collinetta calcarea, in particolare in quei 3 ettari di vigne nuove e l’ettaro del vecchio sono una banca di calcare compatta che poi è stata macinata per la piantumazione delle vigne nuove, cinquant’anni fa ci risulta che piantassero le vigne con le mine per dire quanto è duro… Questo tipo di terreno fornisce una buona acidità ai vini ed importante in zone come le nostre dove le caratteristiche climatiche (tendendenti alla siccità) amplificano nel vino la sapidità, la mineralità e un fruttato intenso. Riguardo al clima abbiamo notato che in questi ultimi anni stiamo raggiungendo degli eccessi, tra giugno e luglio non è raro arrivare in campo e trovare temperature vicine ai 50 gradi, le piante hanno bisogno di tempo per abituarsi ma poi si adattano a vivere in queste condizioni e adeguano anche la propria produzione. vista della comune urupia - azienda agricola biologica in salento - pugliaLele e Agostino si occupano del vino, Agostino in particolare degli aspetti agronomici e Lele più della cantina e della vinificazione. Insieme agli altri membri della Comune, una ventina ad oggi, hanno deciso di non richiedere la certificazione biologica per i propri prodotti… Lele: La scelta dell’agricoltura biologica è stata fatta da subito, ci eravamo quindi iscritti ad un ente di controllo. Al termine del periodo di conversione abbiamo però deciso di non prendere il marchio del biologico, perché negli anni di conversione abbiamo ricevuto solo 2 visite di controllo e i controlli sono stati fatti solo sulla carta. Inoltre avevamo già deciso di curare direttamente tutta la filiera, inclusa la vendita, questo vuol dire che conosciamo direttamente quasi tutti i fruitori dei nostri prodotti, spesso chi compra è stato anche nostro ospite e ha potuto vedere direttamente come lavoriamo nei campi, in vigna, in cantina. In queste condizioni quel marchio non offriva di fatto ai nostri referenti nessuna garanzia in più di quello che potevano vedere personalmente frequentandoci e conoscendoci. Arrivare ad avere la certificazione era un costo tecnico e amministrativo che non aveva più nessun motivo di essere affrontato. Lavorando su piccola scala e su terreni non molto produttivi incideva troppo. una vigna biologica in alto salento - pugliaInoltre negli anni in cui avevamo deciso di certificare il nostro lavoro in agricoltura biologica, ci sembrava che la logica del biologico in Italia si fosse già spostata e più che essere un aiuto alle aziende che volevano promuovere una cultura agricola diversa, stesse invece lavorando alla creazione di un mercato di nicchia. Poi col tempo sono arrivate altre crisi e contraddizioni, ci sembrava che il biologico avesse perso di vista il rapporto con la terra, il rapporto organico con l’ambiente e la terra. Un esempio: i prodotti biologici hanno un confezionamento molto più imponente rispetto ai prodotti coltivati in agricoltura convenzionale, questo è dovuto alla “necessità” di “isolare” frutta e vedura biologiche da possibili contaminazioni con altri prodotti, ma in questo modo crei il paradosso di avere un impatto maggiore sull’ambiente… Noi ci siamo tenuti sempre tenuti alle regole più rigide del biologico mentre i disciplinari di produzione stanno allargando le maglie di ciò che è permesso allontanandosi dalla terra vista come sistema di organismi e microorganismi. Un esempio: c’è dibattito sul consentire l’uso del glifosati nel biologico per il diserbo, sembra accertato che questa sostanza si degradi in sostanze che non comportano rischi per il consumatore finale, ma se dovesse passare una logica di questo tipo anche nel biologico vorrebbe dire che ci si sta spostando verso un orientamento dove la terra è vista solo come supporto meccanico per le piante. Noi siamo contrari all’uso di diserbanti, perché vanno a stravolgere il ciclo dell’azoto dentro il terreno, se diserbo interrompo il ciclo dell’azoto poi devo intervenire con concimi. Perché piretroidi di sintesi no e il piretro da vegetali si? Ci sono tanti esempi che ci lasciano perplessi su quale logica complessiva governa il mondo del biologico in questo momento. Un ringraziamento a Lele per questo racconto di un pezzo di vita e di lavoro nella Comune Urupia. E l’invito a chi legge di andare a scoprire i loro vini virtualmente e anche realmente…