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Addiopizzo: 10 anni contro la mafia anche con il vino

Bosco Falconeria, azienda Addiopizzo

Il mattino del 29 giugno 2004, su centinaia di piccoli adesivi listati a lutto attaccati dappertutto per le strade del centro, Palermo ha letto per la prima volta il messaggio: “UN INTERO POPOLO CHE PAGA IL PIZZO È UN POPOLO SENZA DIGNITÀ”.

Inizia così la storia del movimento Addiopizzo che raccoglie oggi 903 imprese, 11.088 consumatori, 184 scuole e 35 produttori che utilizzano il marchio certificato Pizzo Free. Ciascuna di queste persone con la propria adesione oppone una resistenza culturale alla mafia e alle estorsioni, ma insieme hanno anche costruito negli anni una possibilità di mutuo aiuto e un circuito di economia etica.

Tra i 35 produttori certificati Pizzo Free troviamo anche Bosco Falconeria, la piccola azienda agricola situata in provincia di Palermo tra Partinico e Alcamo di cui conosciamo bene i vini. A 10 anni di distanza dalla nascita del movimento abbiamo chiesto a Natalia, che ora conduce l’azienda insieme a suo padre Antonio Simeti, di raccontarci la sua esperienza.

“Addiopizzo è uno strumento prima di tutto nelle mani del consumatore, per aiutarlo a scegliere di sostenere con l’acquisto dei prodotti o servizi chi non paga il pizzo. All’inizio c’era soprattutto negozianti, ma ora siamo molti: agricoltori, allevatori, ma anche aziende che offrono diversi tipi di servizio.

L’associazione mette a disposizione diversi servizi per aiutare chi ha avuto richieste o minacce, forse anche per questo i commercianti iscritti a Addio Pizzo sono considerati più ostici, ma la nostra scelta di aderire ad Addio Pizzo è stata di principio, fino ad oggi non abbiamo mai avuto bisogno. Quando chiedi di associarti, vieni convocato per un colloquio, ti studiano, capiscono il tuo lavoro e la tua azienda e funzionano un po’ da garanzia verso i consumatori, per noi già questo era importante.

Nel mondo agricolo i produttori con il bollino Addiopizzo sono sempre di più e anche Libera ha fatto molto per riportare persone giovani in agricoltura. Forse ora c’è meno libertà nel chiedere il pizzo. Non frequento Palermo, ma penso che anche lì sia lo stesso. Il pizzo è una terribile restrizione della tua libertà: non sei libero di fare il tuo lavoro come vuoi. Oltre alla violenza con cui devi fare i conti, sostieni la criminalità, perché serve a mantenere le famiglie di chi è in carcere.”

Dal 2004 ad oggi l’attività di Addiopizzo è costantemente cresciuta, tanto che il suo modello è stato replicato a Catania e Messina.

Il certificato Addiopizzo mira a uno sviluppo virtuoso delle forze e delle realtà del territorio che con determinazione credono in una crescita culturale, economica e sociale della Sicilia. Ma ciò che esso certifica va oltre il rispetto della legalità, perché l’etica si realizza anche in comportamenti che tutelano la sostenibilità e l’ambiente: la produzione agricola è prettamente biologica, quella artigianale è tesa a valorizzare riuso, riciclo e piccoli artigiani o cooperative che si occupano di inclusione socio-lavorativa di soggetti a rischio di emarginazione.

Il rispetto degli impegni presi dalle aziende che chiedono di associarsi viene verificato in base ai documenti forniti e ad un’indagine condotta dall’associazione, ma viene anche richiesta la sottoscrizione di una dichiarazione formale e scritta di solenne impegno, di fronte ai cittadini/consumatori, al non pagamento del pizzo in forme dirette o indirette e al rispetto della legalità nell’esercizio della propria attività economica, come condizione necessaria per l’inserimento e la permanenza nella lista degli operatori economici da sostenere.

Da pochi giorni si è celebrato in Sicilia il ricordo di Libero Grassi, anche iniziative come Addiopizzo servono a non dimenticare.

Per conoscere meglio Bosco Falconeria e i suoi vini, visita la pagina su Sorgentedelvino.it

Maggiori informazioni e tutte le novità sul sito www.addiopizzo.org.

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