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Casebianche, braccia rubate all’architettura

casebianche-pasquale

Arrivando a Casebianche, il salino del mare e il profumo della macchia sono le prime sensazioni avvertite. Siamo in Cilento, una bellissima parte d’Italia a sud di Salerno, un territorio inscritto tra il monte della Stella, il torrente Acquasanta ed il mare del Cilento.

Sono passati ormai undici anni da quando Betti e Pasquale hanno abbandonato la professione di architetti, per dedicarsi al recupero dell’azienda agricola di famiglia che era praticamente abbandonata dalla morte del nonno. Una scelta radicale che li ha portati non solo a cambiare mestiere, ma a scegliere di vivere in una realtà completamente diversa da quella cittadina: rapporti umani differenti, ritmi differenti. Inizialmente le difficoltà sono state tante: la terra vuole conoscenze e attenzione, ma non hanno desistito ed oggi ci propongono vini capaci di esprimere la tradizione cilentana, vini che raccolgono i profumi e il carattere (forte ed elegante) di questa terra. I vitigni impiantati sono quelli classici cilentani: aglianico, piedirosso e barbera del Sannio a bacca rossa, fiano, trebbiano e malvasia per quanto riguarda le uve bianche. Si trovano in una zona pianeggiante, poste su terreni agilloso-limosi molto ricchi di scheletro, in alcune zone quasi pietraie. Le rese sono naturalmente ridotte tramite potature corte, a cui fa seguito, quando necessita, una vendemmia verde per alleggerire i carichi della vite. il terreno delle vigne di Casebianche

Cinque ettari o poco più dove vecchie vigne (degli anni Cinquanta) convivono con gli impianti realizzati da Elisabetta e Pasquale tra il 1998 e il 2006. Dovendo andare ad impiantare nuovi vigneti Casebianche ha scelto la selezione massale, un modo per conservare nei vini le caratteristiche organolettiche delle uve presenti in questi terreni dagli anni Cinquanta  ma anche una scelta etica per la preservazione della biodiversità. Del resto su terreni così particolari scegliere piante che sono state capaci di adattarsi alle condizioni del territorio è un primo passo per potersi poi permettere un’agricoltura non invasiva. Il lavoro in vigneto è certificato biologico, ma la pratica quotidiana si spinge un po’ oltre : “In campo interveniamo il meno possibile, limitandoci a lavorazioni meccaniche per ossigenare il terreno e favorire lo sviluppo radicale in profondità, concimazioni naturali, sovesci, letame, per arricchire la vita del suolo.” I ritmi sono quelli della terra, spesso lenti ma con quella consapevolezza contadina che il lavoro deve essere portato a termine in tempo utile.

la bottaia di Casebianche

Cantina ugualmente improntata alla semplicità, vasche in acciaio, botti di rovere per domare i tannini dell’aglianico, pompa per i travasi, pressa a polmone. Tutto qua. Quello che salta all’occhio è l’essenzialità del progetto e la cura del particolare. Niente voli pindarici, ogni cosa, dalle etichette alla pulizia della cantina, dalla cura delle viti alla scelta dei legni è improntata alla funzionalità. Il progetto per ora prevede la produzione di vini estremamente territoriali,  adatti a un consumo relativamente veloce, ma in programma ci sono parecchie novità che bollono in pentola… stay tuned…