torna su

La Barbera, vitigno versatile e territoriale

le bottiglie di barbera in degustazione

A partire dalla degustazione di Barbera svoltasi all’azienda agricola Carussin, ho pensato di svolgere qualche riflessione personale inerente al vitigno in questione, il quale dà origine ad uno dei miei vini preferiti a cui devo moltissimo in termini di passione.

Esistono poche aree vocate alla coltivazione di Barbera. Le più importanti in Piemonte (Langa, Monferrato, Colli Tortonesi)  poi in
Oltrepò Pavese e nei Colli Piacentini. Pur essendo un’uva non particolarmente sensibile alla lettura del territorio (sopratutto se paragonata, in questo senso, ad altre, quali ad esempio il Nebbiolo) le diversità organolettiche da zona a zona sono facilmente riscontrabili nel bicchiere.
Le Barbera d’Asti, ad esempio, sono caratterizzate da povertà di materia, e da una bocca decisamente magra e affilata; da un profilo aromatico nettamente spostato sui toni terrosi, agrumati e minerali.
Prendendo ad esempio il Vigna del Noce di Ezio Trinchero, assolutamente didascalico e perfetto rappresentante della vera Barbera monferrina, oltreché vino straordinario, ciò è particolarmente evidente. Sono vini che, quando veri ed autentici,  rispecchiano la cultura del territorio da dove provengono: tendono ad essere “arrabbiati” al naso, e possiedono una maggior freschezza al sorso rispetto a qualsiasi altra zona. Sono vini dai tratti scarni, decisi.
Non sono vini da design, al contrario tendono quasi volutamente all’imperfezione, all’eccesso, si sbilanciano. Ed è forse da qui che nasce la mia predilezione per questa zona, tanto interessante quanto bistrattata. Al contrario, se ci spostiamo in Langa, grazie all’indiscussa potenza del territorio, il vino risulta essere molto più intenso: si dota di una stratificazione olfattiva che certe volte lascia veramente di stucco; vini più complessi: basti pensare all’importanza che assume il sorso, dove la succosità del frutto rosso è talmente pregnante da impedire ogni possibile confusione con altri lidi. Assaggiando le Barbera di Cappellano è facile rendersi conto di quanto importante e decisivo sia qui l’influsso del territorio. Spesso le Barbera di Langa vengono tacciate di essere “nebbioleggianti”, intendendo dire con ciò che in esse si ritrovano tratti comuni a vini a base Nebbiolo. In realtà io credo che le assonanze (che esistono eccome) non siano da ricondursi propriamente all’aspetto aromatico quanto alla modalità con cui questi sentori vengono espressi: banalizzando, non si sente nella Barbera d’Alba la rosa del Nebbiolo, più che altro si sente la stessa forza espressiva, la stessa complessità orizzontale (cioè il profilo olfattivo non è dominato da pochi sentori) del Nebbiolo, il naso si allarga, ed allo stesso tempo diventa robusto. Il tratto marcante territoriale, insomma.

Spostandosi più ad est, sui colli Tortonesi, troviamo invece vini dove i tratti caratteristici dell’uva vengono espressi in maniera forse più netta: frutta scura di bosco, lampone, mirtilli e ciliegia matura, ma anche toni più densi, quest’ultimi tipici del territorio in oggetto, quali cipria, rossetto e zucchero a velo (si pensi a Mariotto Vho).

Infine, nei colli piacentini, il vino torna ad essere più rustico, cattivo, dai toni particolarmente agrumati. Le Barbera di Solenghi sono indicative in questo senso.

Quali sono le migliori annate per questo vino? In generale, è convizione comune, e non del tutto priva di fondamento, che la Barbera “venga bene” nelle annate mediamente calde, a discapito di quelle fresche. La motivazione, per certi versi superficiale, che sta sotto a tale affermazione è la seguente: essendo un vino particolarmente dotato di acidità, il clima più caldo può favorire il costituirsi di un vino più equilibrato al sorso, aiutare maggiormente la possibilità di estrazione degli antociani e dotare il vino di un’aromaticità nasale più intensa, permettendo inoltre il manifestarsi degli aromi varietali, cosa di cui, in media, i vini (sopratutto se giovani) sono carenti. Il ragionamento non è del tutto sbagliato, infatti, prendendo come sfondo il Piemonte, una delle migliori annate per questo vino è stata indiscutibilmente la ’97, nettamente più calorosa rispetto alle vicine ’96 e ’99. Ma nel vino, come sempre, la realtà spesso smentisce le verità del libro di enologia: tenendo a mente la giornata passata da Carussin, i migliori assaggi della degustazione sono state proprio tre Barbera annata 1999 (Trinchero, Solenghi, Cappellano); insomma, il vero discriminante, è dato poi dalla mano del vignaiolo, da come questa è capace di interpretare ciò che la natura dona.

Quali sono le caratteristiche generali del vitigno? Lo spettro aromatico giovanile è fortemente giocato sui toni di frutta rossa e scura, lampone, mirtilli, arancia rossa; e da tratti floreali accesi, la violetta sopratutto: con il tempo questi sentori si evolvono in maniera differente rispetto alle diverse zone in cui il vitigno viene coltivato: alla agrumosità terrosa tipica del Monferrato (si pensi a Scarpa ’90), e per certi tratti anche delle Barbera piacentine (Solenghi ’99), si contrappone la seriosità delle Barbera di Langa, dove il tratto fruttoso vira decisamente su toni rocciosi, di muschio, di humus.

La Barbera gode della fama di vino poco tannico: bisogna però considerare a tal proposito anche l’aspetto culturale; storicamente le uve venivano raccolte con tempistiche anticipate rispetto al momento di maturazione ideale delle stesse; in questa situazione, aggiungendo il fatto che la coltivazione dell’uva era decisamente più improntata alla quantità piuttosto che alla qualità, effettivamente il rapporto grammo/litro è molto basso; ma con una produzione più oculata si è notato che la capacità di sintetizzare i tannini aumenta notevolmente, pur restando nettamente inferiore rispetto a quanto capita per altri vitigni.

Tratto caratterizzante il vino, in ogni luogo e tempo, è l’alto livello di acidità,  fattore, questo, essenziale quando si tratta poi di abbinare il vino a piatti tipici della tradizione. Con una bagna cauda, ad esempio, fatico a trovare un vino che possa essere abbinato in maniera più intelligente. La struttura importante e la freschezza viva creano un connubio perfetto con l’untuosità del cibo in questione. Un’acidità che è il carattere principe del vitigno, forse quello più rappresentativo; il carattere che esprime meglio l’identità del vino. Proprio per questo motivo è difficile comprendere come mai i disciplinari di produzione cerchino in ogni modo di combattere il tratto rustico, ribelle, contadino, tipico, provando ad “aggiustare” il vino snaturandolo, e quindi eliminando ogni tipo di interesse nei suoi confronti: acidità minime assurde, è proprio il caso di dirlo. Senza contare poi la concessione del “taglio” con altre uve.

In conclusione, siamo di fronte ad un vitigno estremamente generoso, contadino, versatile. Generoso perchè, come la maggioranza dei vitigni autoctoni, possiede una capacità produttiva enorme, cosa a cui bisogna certamente dare un occhio in fase di coltivazione se si vuole produrre un vino di qualità. Versatile perché permette di dare vita a tante diverse tipologie di vino, quali il frizzante, il rosso fermo e addirittura il passito. Questa versatilità lo rende uno dei migliori vini da usare a tavola, e ciò rappresenta un enorme pregio (non dimentichiamoci mai che il vino è prima di tutto un alimento), ma può anche essere allo stesso tempo un grande vino da degustazione: si pensi a Trinchero, Bera, Tavjin, Cappellano, Solenghi, ma anche Conterno, Rinaldi, Iuli, Alfieri: grandi, se non grandissime bottiglie da passarci sopra una sera intera. Infine, contadino perché, quando fatto bene, rispecchia in maniera fedele la cultura contadina del territorio da cui proviene. Il bello della Barbera è fondamentalente questo: che è un vino “vero”, sincero, da bere senza moderazione. Ma può essere molto di più, ad esempio quando invecchia; si trasforma, si fa seria, quasi come una giovane paesana che si mette l’abito della festa: non può cancellare la sua natura, il suo essere, il suo
carattere, ma può vestirsi di un corredo aromatico talmente affascinante che sembra veramente impossibile non innamorarsene all’istante.