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La naturale resistenza enocinematografica di Nossiter

L’atteso ritorno di Jonathan Nossiter nel mondo del vino è un piccolo capolavoro di Resistenza Naturale, ve lo raccontiamo senza rovinarvi il film dopo l’anteprima nazionale di ieri a Parma

Locandina Resistenza NaturaleResistenza Naturale” in nuovo film di Jonathan Nossiter è un’opera cinematografica spiazzante, ironica e terribilmente seria. E’ l’opera di un grande artista spinto dalla necessità interiore di farsi tramite tra il mondo agricolo dei vignaioli e quello dei cittadini cine-spettatori, dall’urgenza di resistere ad una realtà che mette in pericolo ogni giorno di più la nostra libertà individuale e collettiva. Tra tanto cinema d’intrattenimento questa piccola opera ha davvero qualcosa di importante da farci sapere e lo fa in modo originale.

Come un vignaiolo naturale Nossiter raccoglie con la propria telecamera rigorosamente a spalla in stile Dogma 95 colloqui, interviste, gesti, paesaggi; ma anche brandelli di storia cinematografica e citazioni letterarie che trasforma in film con lo stesso rispetto che i vignaioli usano in cantina con le proprie uve. Il risultato è un film da cui emergono le persone con le loro differenti sensibilità e idee, con le proprie storie e i diversi approcci al vino e all’agricoltura.

L’apertura è lasciata a Corrado Dottori e sua moglie Valeria Bochi (La Distesa) che in una torrida giornata estiva accolgono a casa l’amico regista. Come in una riunione tra amici si parla di territorio e di scelte di vita e poi via dalle Marche si passa alle colline emiliane ed eccoci a Stoppa dove una lucida e intensissima Elena Pantaleoni cammina tra i vigneti raccontando tra un filare e l’altro i motivi delle proprie scelte, a lei darei l’Oscar come migliore interprete. Ancora un salto e ci troviamo in Toscana, a Pacina, per una breve lezione di geografia politico-economica: la Toscana è stata in gran parte venduta e rimangono poche le famiglie proprietarie delle terre che hanno scelto di lavorarle preservando il territorio, l’economia e la storia. A Pacina attorno ad un tavolo siedono i vignaioli insieme a Farinelli, direttore della Cineteca di Bologna, ed ecco arrivare Stefano Bellotti (Cascina degli Ulivi). I personaggi sono tutti presenti, si comincia.

Si parla di argomenti tecnici e di filosofia, di problemi quotidiani e di economia, di istruzione (universitaria) e di mercato, di politica. Ma soprattutto si parla di terra, di contadini e di resistenza, una resistenza quotidiana contro la cancellazione. Quando l’inquadratura chiude sulle mani di Stefano Bellotti che mostra due zolle di terra prese da un vigneto lavorato in biodinamica da anni e dal vigneto a fianco lavorato in convenzionale oltre a vedere le evidenti differenze di colore, compattezza, presenza di radici ed insetti da una parte e della morte dall’altra, possiamo immaginare gli odori e la consistenza al tatto: non credo sia possibile rimanere indifferenti di fronte a questa immagine che la distribuzione italiana, Lucky Red, ha scelto anche per la locandina.

Sono passati 10 anni dall’uscita di Mondovino, il precedente film di Nossiter dedicato al vino e 11 dalla prima Critical Wine di Veronelli alla Chimica di Verona, una coincidenza che nasconde un’urgenza collettiva di resistenza, di difesa da un pericolo comune che in questi 10 anni è diventato globalmente sempre più insidioso: dietro il controllo europeo e industriale dell’agricoltura si nasconde l’insidia di una perdita di libertà. Ed è in difesa di questa libertà che si alzano le voci di Nossiter e dei vignaioli, come dovrebbero alzarsi quelle degli intellettuali e degli artisti, dei cineasti qui rappresentati da Farinelli e dalle sue parole. “Il filosofo francese Michel Serres – ricorda Nossiter rispondendo alla domanda di Paolo Rusconi sull’assenza della città in questo film – sostiene che nei secoli passati l’intelligenza per capire dove il mondo stava andando si trovava nelle città, mentre i contadini erano piuttosto ignoranti. E dice che oggi è il contrario: chi abita in città non capisce più nulla, mentre è il contadino che è capace di intuire dove potremmo o dovremmo andare.”

Molto varie le domande che gli spettatori hanno posto al termine del film a Jonathan Nossiter, Elena Pantaleoni e Giulio Armani: “C’è una grande attenzione oggi verso questi vini, vedo un futuro roseo” dicono dal pubblico, ma la risposta di Nossiter non è altrettanto positiva: “Vedo in loro un modello di resistenza, ma più loro crescono più l’industria li minaccia” E ancora damande: “Si possono fare vini organoletticamente buoni con le competenze della chimica?”, “C’è bisogno di una rieducazione del gusto?”, “Tutto cambia alla velocità della luce, mentre qui trovo lentezza, come si rapporta il vino con il tempo?”, “Il prezzo di questi vini è alto?”

Dal punto di vista cinematografico Resistenza Naturale è per me un piccolo capolavoro. L’abbiamo visto in anteprima nazionale a Parma il 7 maggio, sarà nelle sale italiane dal 29 maggio e mi auguro che possa essere visto da un pubblico numeroso, perché credo che sia davvero capace con le parole e le immagini raccolte nel piccolo mondo dei vignaioli di parlare a ciascuno spettatore di libertà, natura e resistenza. E oggi ne abbiamo davvero molto bisogno.

 

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