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Omaggio a Pino Ratto

Questo resoconto di una visita in cantina è stato scritto da Marco Sartori, per il forum della rivista Porthos.

cantina di Pino Ratto

Il viaggio per Ovada è costellato dalle prime brume autunnali. Recuperati Aldo e Giovanni ci dirigiamo verso Rocca Grimalda abbondando ben presto la strada principale in direzione della località San Lorenzo cascina Gli Scarsi e Le Olive.

Pino ci attende nel cortile di casa; la macchina lacerando il silenzio profondo di questi luoghi lo ha avvertito del nostro arrivo ma guardandolo mentre saluta lentamente con gesto benedicente sembra che sia li da una vita intera.

La berretta di lana blu gli dona un aspetto ieratico antico sacerdote di un luogo sacro. I brevi saluti privi di convenevoli anticipano il carattere dell’uomo. Una mano dolorante accentua la sofferenza non solo fisica che Pino cerca di nascondere ma che invade l’aria come l’urlo arrabbiato del cane Bibo antico Caronte custode di un luogo fuori dal mondo.

La malinconia scompare immediatamente appena entriamo nella cantina sottostante la casa ventre materno di un corpo segnato dagli anni che passano.

Solo botti piccole, barrique; da una di queste Pino trae un vino che ci invita a scoprire.

L’aggressività animale del profumo, l’acidità sopra le righe e il gusto asciutto e amarognolo me lo fanno riconoscere come barbera e barbera è: quella che Pino acquista da un vicino per poi trasformarla in vino. Annata 2004.

Assaggiamo poi il Dolcetto Le Olive 2007 sempre dalla botte. Gli Scarsi, perchè poco produttivo e Le Olive per qualche pianta di olivo, sono due vigneti adiacenti.

Il primo venne acquistato dal padre, affinatore di formaggi in Ovada, per un investimento.

Alla fine degli anni 60 Pino, classe 1935, fu costretto dal padre ad occuparsi di questo terreno con il ricatto di venderlo dopo una vita dietro il pallone, la musica e le donne.

Le Olive si aggiunsero in seguito. Nonostante la vicinanza i due luoghi esprimono due vini diversi: la stessa misura che unisce e divide Barolo e Barbareso. Più maschile il primo più femminile il secondo.

Pino ci racconta del padre, dei figli, delle tante donne avute, dei tanti amici che non ci sono più. Ci parla di Gino Veronelli, amico fraterno, dei suoi ultimi giorni e di come Pino lo raggiunse in ospedale con due bottiglie del suo vino per un ultimo bicchiere ma ormai per Gino era finita e di come quelle due bottiglie rimasero un fiore non colto e del vagare disperato per una Bergamo bella e in quel momento cattiva…

La coerenza costa e costa cara: spesso non basta il denaro a pagarla ma pretende sangue e solitudine.

Pino ci porta a pranzo al Ristorante Da Pietro in Piazza Mazzini nel centro storico di Ovada. Abbiamo modo di assaggiare Le Olive 2006 e Gli scarsi 2004 che Pino con sensibilità aveva fatto aprire fin dalla mattina.

A tavola, in compagnia di Pino, chiacchierando come tra vecchi amici, in abbinamento ai piatti della tradizione piemontese: cacciatorino tagliato con il coltello, battuta di carne cruda, agnolotti al sugo di arrosto di vitello e fritto misto piemontese.

Giudico il vino attraverso l’uomo e questi vini mi commuovono.

Compare magica e misteriosa anche una bottiglia di Champagne Clos des Goisses di Philipponnat millesimo 1983 che Aldo ci ha donato per suggellare il nostro incontro. Mi piace molto e piace anche a Pino; ritorna la malinconia appena stemprata dal Moscato Passito che Pino ci offre dopo il pranzo a casa sua prelevandolo direttamente dalla vasca.

Suonano note di jazz registrazione di una sua vecchia performance francese. Le mani di pino segnano il ritmo, gli occhi gli brillano, i miei si inumidiscono forse per il vino o forse per la nebbia che torna ad invadere queste colline.

Pino ci racconta dei suoi progetti futuri; vuole disboscare un po’ del bosco che ha invaso gli antichi vigneti rivincita di una natura ferita dall’uomo e piantare altre barbatelle che ha scelto con selezione massale.

Ci vogliono almeno 15 varietà delle centinaia di cloni diversi per fare un buon Dolcetto.

E poi ancora, ristrutturare la casa, ampliare la cantina sulle antiche fondamenta romane l’entusiasmo del ragazzino.

Sono quasi le 5 del pomeriggio, Pino non vorrebbe che andassimo via, salutiamo con una carezza Bibo e con una lacrima Giuseppe Ratto.