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Tenuta di Valgiano, un terroir in bottiglia

La cernita dell'uva a Tenuta di Valgiano

Cominciamo a raccontare della Tenuta di Valgiano con questa immagine: il lavoro di selezione delle uve al tavolo di cernita durante la vendemmia. E’ un anno qualsiasi, una vendemmia qualsiasi. Ci è capitato più volte di passare a Valgiano durante la vendemmia e immagini come questa fanno parte della quotidianità. Quando si dice che il vino si fa nella vigna è proprio vero, o almeno, qui a Tenuta di Valgiano funziona così: l’uva viene diraspata, scelta e convogliata senza pompa in piccoli tini, la pigiatura avviene con i piedi, in cantina il lavoro è ridotto al minimo, si tratta principalmente di scegliere il contenitore giusto per il vino che si vuole ottenere, accudire la trasformazione dell’uva conservando un ambiente giusto per l’evoluzione del vino

tenuta-di-valgiano-pigiaturaIn vigna il lavoro è continuo e minuzioso, un lavoro che parte dall’osservazione (oggi si direbbe monitoraggio, ma qui si guarda con i propri occhi, non con complessi strumenti tecnologici!) per capire cosa accade alle piante in quell’ambiente in quel momento, ma anche cosa è necessario per raggiungere negli anni un equilibrio generale. Parlando del vigneto dei “pali storti” Saverio Petrilli ci racconta quasi stupito come siano cambiate negli anni le vendemmie: “Quando abbiamo cominciato a lavorare in biodinamica in questo vigneto per avere la giusta maturazione su tutti i grappoli dovevamo fare diversi passaggi di raccolta, con il passare degli anni è come se le piante avessero trovato una propria armonia e ora possiamo raccogliere tutta l’uva in un unico passaggio, due se l’annata è particolare”. Cos’è successo? Il lavoro dell’uomo è riuscito ad aiutare la pianta a ristabilire un rapporto con il proprio ambiente, la terra ora è ricca di humus che nutre e protegge le piante, le piante riescono quindi ad esprimere al meglio quella parte del terroir che le riguarda: l’insieme di terreno, clima, vitigno.

tenuta-di-valgiano-panoramicaPortare equilibrio ed armonia, sembra che il lavoro della biodinamica possa tradursi in queste due semplici parole e del resto cosa facevano i nostri nonni (o bisnonni forse) prima dell’avvento della chimica? Cercavano di dare fertilità al terreno, di scegliere i semi e le piante giuste per il posto giusto perché si arrangiassero il più possibile da sole, lavoravano seguendo i ritmi delle stagioni, del clima e del cielo. Quando parliamo di Tenuta di Valgiano parliamo normalmente di vino, ma non è solo questo: la tenuta si estende su una superficie di 60 ettari di cui 22 destinati a vigneto. L’azienda produce anche olio extravergine d’oliva e miele. Questo per quanto riguarda il lavoro, ma poi c’è la vita della Tenuta: galline, maiali, orto, frutta, grano sono allevati e curati per autoconsumo e i ritmi agricoli scandiscono il tempo e la vita di questo luogo.

Saverio Petrilli e Laura Collobiano sono l’anima di Tenuta di Valgiano un luogo che oltre ai campi semina anche altro: cultura e saperi. Il gruppo di lavoro qui è composto principalmente da persone molto giovani che si sono avvicinate o riavvicinate all’agricoltura grazie a questa esperienza, numerosi i woofer che vengono qui a conoscere un modo diverso di fare agricoltura e nelle colline attorno nascono piccole aziende agricole che cominciano a praticare la biodinamica collaborando nei momenti in cui il lavoro è più intenso, ad esempio durante la vendemmia. Questo lavoro di relazione e di diffusione di sapere è parte integrante della “filosofia” di Tenuta di Valgiano: abbiamo parlato prima del terroir dal punto di vista delle piante, ma il terroir è composto anche dall’uomo, dalle tradizioni locali, dalle conoscenze che vengono riprese, recuperate, valorizzate e di nuovo diffuse, riutilizzate in un contesto nuovo e di nuovo rimesse in circolo. In un articolo di diversi anni fa Petrilli scriveva:

“La tradizione è forzatamente statica. L’uomo pesca dalla tradizione spunti ed idee che utilizza adattandoli alle condizioni di vita attuali. La tradizione è un serbatoio dal quale attingere ciò che crediamo ci serva, e, nella nostra personale evoluzione talvolta ripeschiamo ciò che in precedenza avevamo scartato. Ecco perché è importante conservare le tradizioni che non vuol dire rinunciare all’evoluzione. Così anche il terroir nel suo aspetto culturale – umano si evolve costantemente, badate bene evolve e non stravolge!” (Cit. Terroir Step 2)

Vi lasciamo con queste parole e un invito a conoscere Tenuta di Valgiano partendo dai suoi vini in cui si ritrova tutto questo: un terroir in bottiglia.