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Vignaiolo bene comune: la viticoltura come presidio del territorio

Venerdì 4 marzo 2011 in apertura della terza edizione di Sorgentedelvino Live si è tenuta la tavola rotonda Vignaiolo bene comune, la viticoltura come presidio del territorio. Cinque interessanti interventi per evidenziare come i vignaioli e i contadini costituiscano oggi un bene comune di tutta la collettività e perché oggi la persistenza del loro modo di lavorare è a rischio. tavola rotonda sorgentedelvino live 2011

Il recupero e la valorizzazione di interi territori, la tutela dell’ambiente, la custodia delle tradizioni, l’impulso alla socialità. La viticoltura vista nel suo ruolo – in parte già attuale – di possibile forza motrice per uno sviluppo più sostenibile. Queste le tematiche affrontate nel corso della tavola rotonda negli interventi che vedrete pubblicati integralmente su Sorgentedelvino.it a partire da questo aggiornamento. Abbiamo preso in prestito le parole Bene Comune per definire il lavoro del vignaiolo dai movimenti per la difesa dell’Acqua come Bene Comune (campagna che ci ha condotti al referendum del prossimo 12/13 giugno) perché ci sembravano le parole migliori per definire questo modo di lavorare artigianale, integrato nel tessuto sociale e ambientale di un luogo, capace di aggiungere valore al territorio.

Dalla discussione è emerso un quadro solo in parte sconfortante: i vignaioli e i contadini oggi lavorano sottostando a leggi fatte a misura dell’industria e dell’apparato burocratico. Da sempre il contadino e il vignaiolo si sono confrontati con le difficoltà legate alla natura dei terreni, all’andamento climatico stagionale, alle malattie delle piante o all’arrivo di insetti nocivi. Ma cosa del tutto nuova è la difficoltà di gestire la burocrazia e di rispondere a leggi spesso senza senso, completamente slegate dal lavoro concreto del contadino e del vignaiolo. Dico che questo è solo in parte sconfortante perché tra i vignaioli c’è oggi una forte consapevolezza della natura del problema e questo è un primo passo importante per arrivare a risolverlo. Evidenziare una differenza tra il lavoro del vignaiolo sul territorio da un lato e l’agroindustria e i commercianti dall’altro è un primo passo per ottenere una regolamentazione differente dei due modi di lavorare. “In questo sistema la legge è sopra il cittadino invece che essere al servizio del cittadino e questo è qualcosa che riguarda tutti nelle più piccole cose.” diceva Saverio Petrilli nel corso del dibattito seguito agli interventi. Un’azienda vitivinicola che produce 70.000 bottiglie di vino in un anno riceve i controlli di almeno 10 diversi enti in un anno. Se la cosa fosse proporzionale una piccola industria che produce 700.000 bottiglie di vino dovrebbe essere controllata 100 volte in un anno e un’industria che produce 7.000.000 di bottiglie dovrebbe essere controllata 1.000 volte in un anno. Non è così. La qualità della vita del singolo contadino o vignaiolo di piccole e medie dimensioni è seriamente compromessa dalla burocrazia.

Ma il discorso va anche oltre. E’ un ragionamento che serpeggia da tempo tra i vignaioli che lavorano nel rispetto dell’ambiente e dell’utilizzatore finale e che già Andra Zanfei aveva evidenziato nel suo articolo Il marchio che non c’è. Così Corrado Dottori: “Perché non tassare chi inquina invece che sussidiare chi non inquina? Non voglio essere io dovermi certificare, preferirei che fosse il convenzionale a dover dire quello che fa e quello che usa, preferirei che fosse il convenzionale ad essere tassato per quello che fa: mi sembra assurdo che chi lavora bene ad essere tassato, l’onere della prova è sempre per gli onesti. E’ sempre quello il punto.”

La tavola rotonda si è aperta con un racconto concreto: Marco Arturi ha illustrato l’intervento di Daniele Mazzanti (che non ha potuto essere presente personalmente) Progetto Sassetta, un passo indietro per andare avanti. Daniele Mazzanti, oltre ad essere titolare insieme al figlio Mattia del Podere La Cerreta, è Assessore all’Agricoltura e alle Energie Rinnovabili del comune di Sassetta (LI). In questo territorio rurale e montano lo sviluppo sostenibile coinvolge l’intera comunità locale e diversi ambiti: l’agricoltura, l’artigianato, il turismo, la cultura, la didattica, l’arte, le energie rinnovabili. Corrado Dottori, vignaiolo marchigiano di La Distesa, ha poi proseguito con il suo intervento dal titolo “Il vignaiolo come custode dei saperi locali, tradizionali, comunitari” inquadrando il problema dei beni comuni e della cultura agricola e rurale a livello globale. Anche dal punto di vista economico lasciare che gli agricoltori e i vignaioli svolgano il proprio lavoro in modo esemplare ha risvolti positivi per la collettività che andrebbero considerati anche quando le istituzioni vagliano nuove leggi. Questo il tema dell’intervento del Prof. Gabriele Canali, docente di Economia Ambientale ed Agroalimentare  all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza dal titolo Vignaiolo, come produttore di beni pubblici. “Responsabilità pratica del contadino nella società moderna” il titolo dell’ultimo intervento della giornata tenuto da Saverio Petrilli, vignaiolo di Tenuta di Valgiano e segretario della F.I.V.I. (Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti). Occorre uno spostamento dell’ottica con cui il contadino e il vignaiolo guardano al proprio lavoro: deve accettare la sua responsabilità e di conseguenza incidere nella società attuale.

Questi interventi e il dibattito che ne è seguito hanno evidenziato come il vignaiolo e il contadino siano e possano essere realmente beni comuni. La loro è una posizione chiave nella nostra società poiché si occupano della terra, del territorio e della produzione alimentare. L’esistenza del vignaiolo e del contadino, come altri beni comuni, oggi è a rischio e capire meglio i risvolti di questa questione può aiutare tutti quanti – chi lavora la terra e chi ne usa i frutti – a fare fronte comune per salvaguardare ciò che è un bene prezioso per tutti.

 

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