vini, persone, territori, tradizioni

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Vini Veri chiede gli ingredienti nelle etichette del vino

Paolo Bea, presidente del Consorzio Vini Veri

Apprendiamo da una nota dell’Ansa del 18 febbraio che Gianpiero Bea, vignaiolo umbro presidente del Consorzio Vini Veri e organizzatore dell’evento di Cerea, ha lanciato un appello perché le etichette del vino possano riportare l’elenco degli ingredienti: ”Il vino e’ l’unico prodotto alimentare in cui non possono essere scritti in etichetta gli ingredienti. Vogliamo avere la possibilità di scriverli”. Egli ha sottolineato come la mancanza di trasparenza ”non consente ai consumatori scelte d’acquisto consapevoli e non differenzia i produttori convenzionali da quelli naturali, non tutelando cosi’ i custodi della natura e delle diverse identità”.

Chiedere l’obbligo a tutti i produttori di vino di indicare gli ingredienti in etichetta è certamente un segno importante che riporta il vino ad essere considerato un alimento e può essere un primo passo verso un’informazione più corretta anche se siamo consapevoli del fatto che non tutti gli ingredienti, additivi e processi sono oggi indicati chiaramente nelle etichette degli alimenti – non solo vino – e che i rapporti di forza tra le istituzioni, i cittadini e i grandi gruppi dell’industria agroalimentare favoriscono spesso questi ultimi. ”Non vogliamo dire agli altri produttori come fare il vino – ha precisato il presidente del Consorzio Vino Veri – vogliamo continuare a fare il nostro lavoro nella legalità. Vogliamo dare voce e valorizzare il lavoro di chi, come noi 17 produttori associati, esclude la chimica di sintesi. Non e’ importante la certificazione bio o non, la nostra sfida è portare l’uva nel bicchiere; generare il vino naturalmente attraverso l’equilibrio tra cicli della natura e lavoro dell’uomo.”

Il fatto che oggi anche Vini Veri ponga questa questione ci fa ben sperare per una maggiore unità del movimento su questo tema, ma ci auguriamo che si riesca anche ad andare anche un po’ più a fondo di questa questione davvero ampia, ricordiamo ancora una volta le parole del Prof. Zanfei pubblicate ormai 2 anni fa nell’articolo “Il marchio che non c’è” in cui diceva che è assurdo che sia certificato – e spenda soldi per farlo – chi lavora bene e non abbia controlli e spese chi invece inquina per produrre:

È a questo punto evidente che il consumatore-lettore di etichette del supermercato ha bisogno di distinguere tra prodotti naturali e prodotti che non lo sono più, parzialmente o del tutto. Il prezzo, o altre considerazioni lo spingeranno a scegliere in una direzione o in un’altra, ma egli saprà quel qualcosa in più che oggi rimane nascosto. Come spiegare l’esistenza di un marchio “prodotto senza OGM” se non immaginando che i prodotti privi di questa dicitura siano geneticamente modificati? Non sarà forse più facile imporre un marchio complessivo, unico per tutti i prodotti non dichiaratamente naturali con l’obbligo di specificare pratiche agricole e di trasformazione? Ribaltiamo la frittata una buona volta!

Se il vino non fosse più l’eccezione tra gli alimenti e avesse anche lui i suoi begli ingredienti in etichetta si potrebbe poi tornare a ragionare di questo e di come ogni persona e ogni cittadino non possa più delegare ad un marchietto sulla confezione la scelta di cosa bere e mangiare. Maggiore consapevolezza, informazione corretta e un rapporto umano diretto con il produttore faranno il resto.

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