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Premio Oenvideo per la fotografia a Rupi del Vino di Ermanno Olmi

Oenvideo, 19° Festival Internazionale dei film sulla vigna e il vino che si svolge ogni anno in Svizzera, si è concluso il 3 giugno 2012 con un premio ad un film italiano. Si tratta di Rupi del vino, il film documentario che Ermanno Olmi ha dedicato alla Valtellina a cui Oenvideo ha assegnato il premio per la migliore fotografia

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L’ormai tradizionale appuntamento con le immagini in movimento che raccontano il vino e i territori vitivinicoli questa volta ha visto in concorso un grande maestro del cinema italiano: Ermanno Olmi, già autore di Terra Madre. A lui e al suo documentario “Rupi del Vino” il premio perla fotografia con le seguenti motivazioni: “Celebre per questi affreschi contadini e il suo attaccamento al terroir italiano Ermanno Olmi ci consegna qui una vera e propria ode alla viticoltura eroica, una testimonianza vivente della saggezza e della creatività agricola, del rispetto per la natura e i territori. Il Grand Jury ricompensa con questo premio la grande qualità della fotografia imbevuta di una splendida luce naturale. Queste immagini traducono a meraviglia tutta la profondità storica di questa valle e la sua poesia.”

Il film, prodotto dalla Cineteca di Bologna, racconta in un’ora le vigne della Valtellina: dalla costruzione dei muri a secco dei loro terrazzamenti, esempi di architettura primitiva e sapiente che asseconda il paesaggio senza violarlo, ai tempi lunghi della preparazione delle viti, della maturazione dei grappoli, del raccolto che porterà alla produzione di vini pregiati. Il percorso delle immagini è contrappuntato da due ‘voci’ singolari: il Mario Soldati autore dello splendido memoir di viaggio L’avventura in Valtellina, e Pietro Ligari, settecentesco pittore e architetto, che considerava tuttavia l’agricoltura come “superiore ad ogni altr’arte, niuna riservata”…

Grazie al lavoro di alcuni produttori eroici, noi qui conosciamo le vigne della Valtellina e la fatica che costa curarle e portare in cantina l’uva, mantenere i muretti a secco, impiantare i vigneti, ma vogliamo riportare qui le parole di Ermanno Olmi che ancora una volta ci riportano al nocciolo del problema agricolo di oggi e che forniscono un’ulteriore chiave di lettura per la visione di questo documentario.

“Chi fra noi, cittadini comuni, ha ancora un rapporto diretto e partecipe col mondo del vino?
Credo, oramai, solamente quei pochi che il vino lo coltivano, ne curano i frutti e lo producono.
Per il cittadino comune, ossia il cittadino metropolitano, l’approccio al vino è con gli scaffali espositivi: la bottiglia da rigirare tra le mani, anche se dall’etichetta non si capisce molto.
Qualcuno, con ingenua curiosità, espone il vetro in controluce per vedere trasparenza e colore del contenuto. Chissà.
In passato, invece, non era così.
Il momento del vino, nella mia infanzia contadina, era vissuto con partecipazione diretta al rito che ogni anno puntualmente si ripeteva e perpetuava a cominciare, appena fuori dall’inverno, dalla preparazione della vigna con la cura dei tralci e della zolla. E poi in primavera, quando le mani del vignaiolo frugavano con dolcezza nel fitto del fogliame dove spuntavano i primi grappoli ancora minuti come neonati.
Prossimi all’autunno, ogni giorno si scrutava il cielo e si invocava l’aiuto divino perché la burrasca e la temutissima grandine non rovinasse il raccolto.
E finalmente la vendemmia.
Mani addestrate e agili coglievano grappoli ricchi di umori della terra e vigore del sole, dai chicchi turgidi di succo e di luce.
E mentre si colmavano cesti in contentezza, dai filari delle vigne salivano canti di festa quasi si compisse il rito di ringraziamento per un premio meritato.
La pigiatura era festa per tutti: augurio di abbondanza e rassicurazione di sopravvivenza.
Il vino è l’immancabile offerta all’ospite, un invito alla compagnia, alla pacifica convivenza.
Il vino è alimento e insieme sostanza di sacralità.”

E con queste parole vi invitiamo alla visione di questo film e alla scoperta di questo incredibile territorio, la Valtellina.