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Tenuta Grillo, vini che esprimono la forza del carattere

Invecchiando, io rivelo il mio carattere, non la mia morte. Per il bene dell’umanità, bisognerebbe proibire la chirurgia cosmetica e considerare il lifting un crimine contro l’umanità (James Hillman, La forza del carattere)

tenuta-grillo-gruppo-trattore I vini di Guido Zampaglione sono una somma di esperienze. Non potrebbe essere altrimenti, considerando il percorso particolare e ricchissimo dal punto di vista umano che ha caratterizzato fino a oggi la storia di questo viticoltore irpino. Guido ha scelto di produrre i suoi vini in Piemonte un po’ per le circostanze favorevoli che gli si sono presentate, un po’ perché non gli dispiaceva l’idea di incarnare l’immagine “eretica” di un giovane campano che osa misurarsi con la regione più importante dal punto di vista vitivinicolo attraverso il suo territorio e i suoi vigneti.

Vini vocati all’invecchiamento

Non è un uomo che ha paura delle sfide, Zampaglione, e nemmeno uno che predilige i percorsi comodi. La sua filosofia produttiva la dice lunga a riguardo: ispirata da un amico – maestro del calibro di Giulio Armani (ascoltare Zampaglione che parla di lui aiuta a ricordare il significato di concetti come amicizia e riconoscenza, ndr) è caratterizzata da una condotta incondizionatamente naturale tra i filari e da pratiche di cantina all’insegna della tradizione e del minimo intervento. Quelli di Tenuta Grillo sono vini autentici, la cui connotazione definitiva è data dalla vocazione all’invecchiamento e all’evoluzione virtuosa della quale Guido cerca di dotarli attraverso il ricorso a macerazioni molto lunghe, in media oltre i trenta giorni. Una scelta dettata dal desiderio di consentire ai vini di esprimere appieno il loro carattere nel tempo, ma anche dalla consapevolezza delle potenzialità di territorio e vitigni: ne nascono prodotti che potrebbero essere considerati estremi (una definizione che lo stesso Guido non disdegna), non fosse che uno dei loro tratti caratterizzanti è dato da una fruibilità sorprendente. Guido Zampaglione e Giulio Armani degustano i vini di Tenuta Grillo

I vini di Tenuta Grillo uno per uno

Una dimostrazione lampante a riguardo è offerta dal Pratoasciutto, Dolcetto del Monferrato robusto e caratteriale ma capace di non stancare mai: un vino al quale ci si accosta con diffidenza, quasi con timore, per rimanerne conquistati dopo il secondo bicchiere. Il Pratoasciutto rappresenta una risposta inequivoca a chi esprime riserve riguardo alla capacità di durata e alle potenzialità evolutive del Dolcetto; in termini stilistici sorprende per la sua capacità di far convivere il carattere di un vino da invecchiamento con l’immediatezza e la piacevolezza di beva. Una caratteristica, quest’ultima, che riesce a contraddistinguere anche la Barbera di casa, quell’Igiea dotata di un frutto generoso sostenuto da un’acidità portentosa. Anche qui nessun trucco, anche qui tradizione che di più è difficile: questa potrebbe essere una Barbera delle osterie del vecchio Monferrato. Il cerchio si chiude con il Pecoranera, nome che Zampaglione ha scelto per schernirsi un po’ ma anche per non dimenticare quando – fin dai tempi della prima vendemmia, datata 2003 – nessuno credeva ai vini che aveva cominciato a realizzare: spesso austeri, talvolta scontrosi, sempre e comunque bisognosi di farsi attendere. Questo uvaggio a base freisa con aggiunte di dolcetto, barbera e merlot ha tutti i numeri per essere considerato un vino importante, un rosso da invecchiamento dotato di struttura e carattere ma anche di una morbidezza che va a bilanciare un’acidità estrema. A giocare un ruolo importante è, per quanto possa risultare sorprendente in un contesto come quello di Tenuta Grillo, la presenza del merlot, scelto in seguito a interminabili discussioni ed esperimenti con il solito Armani. Un uvaggio sicuramente ben riuscito, che comincia con il tempo a mostrarsi in tutta la sua generosità e personalità; ma assaggiandolo non abbiamo potuto fare a meno di chiederci a quali livelli potrebbe esprimersi un vignaiolo come Zampaglione sulla freisa in purezza che da queste parti, lo sappiamo, è capace di regalare sorprese davvero notevoli. L’assaggio di una bottiglia privata del produttore ha confortato appieno le nostre intuizioni a riguardo. Chissà che da Tenuta Grillo non esca presto anche una Freisa in purezza. Tenuta Grillo, vista dell'azienda vitivinicola nel Monferrato E’ inequivocabilmente destinato a svelare le sue potenzialità nel tempo anche il Baccabianca, Cortese macerato sulle bucce per circa sessanta giorni che andrebbe inserito nella categoria degli orange wines se Zampaglione – ancora una volta seguendo la strada più difficile – non avesse deciso di renderlo quando più possibile fedele al vitigno del quale è espressione, passando dal legno all’acciaio. Chi avrà modo di assaggiare il 2004, affinato in legno e di conseguenza molto somigliante a diversi macerati friulani, comprenderà comunque quanto questo vino abbia davanti in termini di prospettiva evolutiva. Un bianco di estremo interesse, frutto di una scelta coraggiosa ma anche di un terroir davvero interessante: le vigne di Tenuta Grillo sono situate a non molta distanza da Alessandria, nei pressi di Mombaruzzo, su una sorta di “piano rialzato” (siamo a un’altezza non molto superiore ai 200 mt) caratterizzato da un terreno sabbioso e di conseguenza drenante.

Il Tufiello, il ritorno alle origini

Guido Zampaglione non ha comunque dimenticato la sua terra, nella quale produce, con l’azienda Il Tufiello un vino che ha le carte in regola per diventare uno dei bianchi in assoluto più interessanti del sud, Il Don Chisciotte, e dove sogna di cimentarsi con un altro vitigno di grande fascino, l’aglianico. Un’altra sfida possibile, un’altra esperienza, un’altra prova di carattere.

Articolo a cura di Marco Arturi