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Essere vignaioli in Emilia Romagna – intervista con Elena Pantaleoni, consigliere della Fivi

elena pantaleoni titolare de la stoppa e consigliere della fiviLa FIVI (Federazione Vignaioli Indipendenti) è nata il 29 luglio 2008 e conta oggi 610 associati distribuiti principalmente tra il nord e il centro Italia e in misura minore al sud. Nel settembre dello stesso anno avevamo intervistato il presidente Costantino Charrère per conoscere gli obiettivi della Fivi nel panorama vitivinicolo nazionale. Diversamente da tante altre associazioni di produttori la Fivi vuole essere una sorta di sindacato di categoria che possa fare da tramite tra le esigenze dei vignaioli italiani e le istituzioni.
Dopo due anni la Fivi ha rinnovato il proprio consiglio direttivo nominando Saverio Petrilli nuovo segretario dell’associazione entrando in una fase più operativa. Tra i quindici consiglieri troviamo anche Elena Pantaleoni, titolare dell’azienda agricola la Stoppa, a rappresentare informalmente la regione Emilia Romagna. Con lei abbiamo voluto guardare l’Emilia Romagna con gli occhi di un “vignaiolo indipendente”.

Sorgentedelvino: Ritieni che il cambio di segretario all’interno della Fivi sia un momento di passaggio importante?
Elena Pantaleoni: Giancarlo Gariglio è stato utilissimo nella fase iniziale e se non ci fosse stato lui noi produttori con tutti i nostri impegni avremmo avuto difficoltà. Era comunque nei disegni che fosse una situazione transitoria, è stata un’esperienza utile, ma doveva finire.
Che la carica di segretario sia stata affidata a Saverio Petrilli è un fatto positivo, è un produttore e sa bene quali sono le difficoltà pratiche che assillano il nostro settore, vive sulla sua pelle i problemi del nostro settore tutti i giorni. Il presidente dovrebbe avere un ruolo istituzionale ma il lavoro è tutto sulle spalle del segretario quindi Saverio avrà molto lavoro da fare. Oltretutto è un produttore naturale, si occupa infatti delle vigne e della cantina a Tenuta di Valgiano, in Toscana: la tutela del paesaggio e dell’ambiente sono punti importanti per la Fivi e Saverio è una persona molto consapevole rispetto a queste tematiche.
Questi due anni sono passati in un lampo e sono serviti per impostare l’associazione.

la vendemmia manuale nei vigneto biologicoSorgentedelvino: Cosa significa per te oggi essere un vignaiolo in Emilia Romagna?
Elena Pantaleoni: L’Emilia Romagna, insieme a Veneto Puglia e Sicilia, è tra le 4 regioni che producono più vino in Italia. In regione ci sono molte realtà di grandi dimensioni che ragionano in termini di prodotto industriale, questo va benissimo, non sono contro, ma non si possono applicare le stesse leggi per un’azienda medio-piccola che cura tutta la filiera del proprio prodotto e per un’azienda grande che considera il vino alla stregua di un tondino di ferro. Un conto è un vino che nasce da un territorio frutto del lavoro della vigna, un altro è considerarlo come una commodity, slegato dalla difesa del territorio e del paesaggio. Quello che nella mia testa c’è anche come finalità della Fivi è quella di avere un’associazione di prodotto, non dev’essere una società di servizi, ma un punto di riferimento nazionale che riesca a far circolare le informazioni tra i vignaioli e a sostenere sul territorio nazionale una legislazione univoca verso le aziende agricole su questioni pratiche come il conferimento delle vinacce o altro.

Questa è la cosa più banale che si possa fare con un’associazione così e poi cercare di sensibilizzare le istituzioni sul fatto che non faciamo solo vino, ma preserviamo un territorio, rimaniamo in campagna a lavorare, diamo lavoro a delle persone per mantenere la campagna attiva. Di solito i produttori che lavorano con questo spirito hanno aziende nono solo funzionali ma anche belle da vedere, che arricchiscono quindi da diversi punti di vista il territorio in cui si trovano.
Ma per la Fivi la figura del vignaiolo non si identifica necessariamente solo con la piccola azienda agricola o i piccoli produttori quanto con un modo di lavorare diverso da quello industriale. Parlando a titolo personale e a livello utopistico mi piacerebbe che noi avessimo una legislazione a parte, non per una questione di costi, ma proprio perché lavoriamo in modo diverso: noi non siamo qui solo per vendere del vino, ma anche per mantenere in uso i fabbricati storici, c’è un grande lavoro dietro e vorremmo che fosse riconosciuto.

 

In Emilia Romagna la dicotomia tra il vignaiolo e l’industria vitivinicola è probabilmente più evidente che in altre regioni, ma la questione è presente in tutto il paese. Quali sono i prossimi passi che la Fivi intende fare? Lo abbiamo chiesto a Saverio Petrilli, segretario della Fivi.
saverio petrilli di tenuta di valgiano segretario della fiviSaverio Petrilli: La situazione italiana è difficile: richiede enorme creatività, in Francia la figura del vigneron è definita dalla legge e di conseguenza i vigneron agiscono dentro la legge. Lì non si può acquistare uva o vino tranne in casi eccezionali decisi dalle dogane. In Italia invece a cavallo degli anni 60-70 la figura del vignaiolo è scomparsa dalla legge ed è entrata in vigore la definizione di azienda agricola, è azienda agricola chi vinifica almeno il 51% delle proprie uve.
In questi 40 anni le aziende agricole italiane che producono vino si sono evolute tutte in direzioni diverse. Inoltre le differenze climatiche e pedologiche in Italia sono numerose e ancora una volta diverse rispetto alla Francia, per questi motivi quella italiana è una situazione che va presa con molta cautela.

L’obiettivo della Fivi ora è quello di poter definire inequivocabilmente il vignaiolo e di poterlo scrivere in etichetta. Ma è un processo lungo e non possiamo metterci a discuterne ora, l’obiettivo ci sarebbe ma occorre tempo.
Gli obiettivi a breve sono: l’organizzazione di un ufficio e l’utilizzo del logo.
L’uso del logo sulle bottiglie e in diverse occasioni pubbliche è un’idea intelligente, invece di dialogare con la legge abbiamo un marchio nostro registrato, a quel punto dobbiamo noi capire regione per regione chi è il vignaiolo e chi no e consentire l’uso del nostro marchio a chi lo è. In questo modo contiamo di parlare direttamente alle persone, molto più recettive, laddove non riusciamo a dialogare con le istituzioni e le istituzioni saranno costrette a seguire.
In Francia la federazione Vigneron Indépendant conta circa 10.000 vignaioli iscritti e ha giustamente un grande peso anche nei tavoli di discussione per quanto riguarda le normative. Dobbiamo anche in Italia arrivare a una maggiore consapevolezza del nostro lavoro per avere una grande partecipazione dei vignaioli italiani e diventare operativi nei tavoli in cui si discutono le leggi che ci riguardano direttamente.

 

Chi volesse maggiori informazioni sull’associazione può visitare il sito della Fivi – Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti

 

Articolo pubblicato a cura di Barbara Pulliero