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L’Anonima Vignaioli presenta… 5 vignettisti per il buon bere

Tanto anonima non è poi questa iniziativa, infatti porta la firma di Bruno de Conciliis e di Saverio Petrilli, un librettino che tra pensieri profondi e profonda ironia invita a riflettere sulla proposta di legge che vorrebbe abbassare allo 0,2 il limite di tasso alcolico nel sangue per chi sta alla guida. Il libretto è stato distribuito nel corso delle manifestazioni di Verona e dintorni nei primi giorni di aprile, qui di seguito trovate il testo integrale e le vignette che gli autori ci hanno gentilmente messo a disposizione, buona lettura!

 

 

copertina del libretto anonima vignaioliRendere punibile chi sceglie di bere responsabilmente: sembra questa la logica alla base della proposta di legge sulla sicurezza stradale elaborata dalla Commissione Trasporti della Camera. Un provvedimento che, qualora venisse approvato, comporterebbe l’abbassamento del livello di alcolemia consentito per mettersi alla guida dagli attuali 0,5 grammi per litro di sangue a 0,2 grammi. In termini pratici, sarà sufficiente aver bevuto un bicchiere di vino per essere passibili di pesanti sanzioni economiche nonché della sospensione della patente. Ma bisognerà prestare attenzione anche a ciò che si mangia: se avrete intenzione di condurre un’automobile, tenete presente che una fetta in più di brasato al Barolo potrebbe farvi superare il limite, mentre farete meglio a dimenticare del tutto i babà al rum e a consumare con parsimonia i Mon Chéri.

Difficile non vedere in questa iniziativa l’ennesima risposta demagogica agli impulsi proibizionisti che attraversano la società italiana e che stanno producendo regolamenti spesso comici. Alcune recenti ordinanze sono esemplari a riguardo: a Vicenza non puoi sederti su una panchina se hai meno di settant’anni, a Eboli non ci si può baciare in automobile, a Eraclea è vietato fare castelli di sabbia, a Novara sono guai per chi si fa trovare in compagnia di più di due amici in un parco pubblico. Questo atteggiamento, sponsorizzato da un’informazione urlata e catastrofista, sta di fatto spostando la soglia della decenza e di ciò che è giusto o sbagliato. Adesso sembra sia arrivato il momento di punire chi compie un gesto di consuetudine millenaria quale accompagnare il pasto con una giusta quantità di vino, accomunandolo così agli incoscienti capaci di mettersi alla guida dopo aver bevuto moltissimo. Eppure i fatti dicono che chi ha investito interi gruppi di persone in attesa dell’autobus aveva ingerito qualcosa di più e qualcosa di diverso da un bicchiere di Verdicchio.

Potremmo sottolineare i rischi economici per il comparto vitivinicolo, per il commercio e per la ristorazione connessi all’eventuale approvazione di un provvedimento del genere. Potremmo domandare che senso abbia tanta intransigenza quando continuano ad essere costruite automobili destinate a circolare sulle strade in grado di superare i 250 Km/ora. Invece preferiamo richiamare l’attenzione sul fatto che non è così che si incoraggiano il consumo moderato e quello colto: perché bere e degustare vino rappresenta un fatto di cultura, anche se gli onorevoli della Commissione Trasporti non sembrano tenere la cosa in considerazione. Cultura della quotidianità, anzitutto: il limite dello 0,2 avrebbe come primo effetto quello di allontanare dalle nostre tavole, sulle quali è da sempre un alimento protagonista, il vino. Che, privato della sua funzione di accompagnatore dei pasti e di veicolo di socialità, si troverebbe ridotto al rango di un qualsiasi alcolico “da sbronza”. Perché, è bene ricordarlo, il consumo senza cultura rappresenta sempre e comunque il viatico ideale verso l’eccesso e la dipendenza.

Pazienza, dunque, se negli ultimi anni le quantità sono calate per lasciare spazio alla qualità; non ha importanza se produttori, consorzi e stampa di settore hanno lavorato per promuovere una cultura del consumo consapevole. Se hai bevuto, anche poco e non fa differenza cosa, non guidi: punto e basta. Tolleranza zero. Lo Stato, che dovrebbe educare e vigilare, si adegua alla logica della sanzione.

Ma non è una cosa seria. Ecco perché abbiamo scelto di ricorrere all’arma della satira, l’unica a questo punto in grado di mettere a nudo la superficialità e le incongruenze che caratterizzano un progetto del genere. Le vignette che troverete nelle prossime pagine hanno come tema di fondo quella che potremmo definire “sbornia proibizionista”, cioè la cultura del divieto che mira a limitare il libero arbitrio del cittadino rendendolo nei fatti irresponsabile. Ma rappresentano al tempo stesso un atto d’amore per il vino, quel meraviglioso liquido capace di raccontare il lavoro, le storie, la gente e i territori dei quali è espressione e che ben poco ha a che fare, lo diciamo chiaramente e senza timore di essere smentiti, con le stragi raccontate dai telegiornali. Sappiamo che qualcuno potrà accusarci di essere irresponsabili o di avere a cuore il fatturato delle nostre aziende più della vita altrui. L’unica risposta possibile che ci sentiamo di dare è che la soluzione va cercata al di sopra degli 0,5 g/l, perché è lì che sta il problema. Ed è un problema bello grosso, fatto di disagio sociale e diseducazione.

Questo catalogo verrà diffuso nel giorno di apertura delle fiere enologiche veronesi, quando potrete trovare esposti alle pareti dei nostri stand i disegni realizzati dagli amici Gianni Carino, Leonardo Cemak, Didi Coppola, Ro Marcenaro e Cesare Reggiani, che ringraziamo di cuore per la disponibilità, la sensibilità e il coraggio dimostrati nell’affrontare un tema delicato e controverso. Il momento e il luogo, va da sé, non sono casuali: anzi, sarebbe bene a nostro avviso domandarsi quale sarà il futuro di queste manifestazioni nel caso dell’entrata in vigore della nuova normativa: l’anno venturo, usciti da questa stessa manifestazione potreste essere tutti “colpevoli” non appena saliti sulla vostra auto, per quanto il vostro comportamento possa essere stato responsabile. Ma nemmeno il modo che abbiamo scelto è casuale: se una risata non riuscirà a seppellirli, forse potrà servire a prendere coscienza.