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Terroir e denominazioni da Veronelli ai giorni nostri

Nell’ambito della prima edizione della manifestazione Sorgentedelvino Live sabato 28 febbraio 2009 si è svolta la tavola rotonda Terroir e denominazioni da Veronelli ai giorni nostri, molto interessanti gli interventi dei relatori che hanno spaziato da considerazioni più teoriche a racconti più legati alla produzione agricola, dai modi di produzione alle considerazioni sul marketing del vino e del comparto alimentare. Vogliamo riproporre qui alcuni stralci per renderli – anche per chi non era presente – dei motivi di riflessione e conoscenza.

Aprendo le porte della prima edizione di Sorgentedelvino Live, il nostro primo appuntamento dal vivo con i vini naturali, di tradizione e di territorio, abbiamo voluto incontrare e ascoltare alcune persone in una tavola rotonda, l’abbiamo dedicata idealmente a Luigi Veronelli e alla sua ricerca, ancora più attenta nei suoi ultimi anni di vita, verso quei vini capaci di esprimere il territorio e quei viticoltori che con passione si sono dedicati alla conservazione delle tradizioni, dei sapori, delle pratiche. Abbiamo intitolato la tavola rotonda “Terroir e denominazioni da Veronelli ai giorni nostri”

Come ci ha raccontato nel suo interessantissimo intervento il prof. Mario Fregoni, la prima legge che è stata fatta nel 1963 per creare le denominazioni d’orgine è stata fatta con l’intento di disciplinare una realtà che si stava facendo di più in più complessa, con l’intento di salvaguardare delle produzioni vitivivinicole radicate nel territorio e di valorizzare le produzioni locali.

Oggi, con i cambiamenti che sono avvenuti sia nel mondo vitivinicolo che nella nostra intera società, che senso hanno le DOC e l’intero apparato legislativo sul vino? E qual è il vero significato della parola terroir? Luigi Veronelli con slancio poetico aveva saputo riconoscere “il canto della terra e l’anima del vignaiolo” in alcuni vini… ha lavorato sull’idea delle denominazioni comunali per dare valore proprio al terroir, ma ad anni di distanza dove siamo arrivati?

Il prof. Mario Fregoni nel suo intervento dal titolo L’importanza del territorio: De.Co. (denominazioni comunali), DOCG e relativa legislazione ha insistito sull’importanza delle micro-zone di produzione vitivinicola, del bisogno di valorizzare le indicazioni geografiche prima del vitigno proprio perché sono la terra e il lavoro che l’uomo fa e ha fatto su quella terra che danno valore a un vino.

A seguire è intervenuto Andrea Zanfei di Fattoria Cerreto Libri, vitivinicoltore, agricoltore e professore di filosofia che è intervenuto come rappresentate dell’Associazione Renaissance des Appellations in sostituzione di Stefano Bellotti. Egli ha evidenziato l’importanza della salvaguardia del territorio: “… la difesa del territorio è una via etica, oggi viene distrutto perché viene interpretato in maniera sbagliata e viene interpretato come luogo per l’industrializzazione, per la residenza o per lo svago, non come luogo armonico come è sempre stato.” La possibilità della produzione di vino vero è intrinsecamente legata secondo lui al recupero di un rapporto più vero anche con l’insieme del territorio e con la sua salvaguardia uscendo da logiche meramente commerciali e industriali.

Ed è con questo intervento di Andrea Zanfei che il discorso ha puntato in modo più netto sulla figura del contadino, figura che deve secondo tutti gli intervenuti tornare ad essere centrale non solo nel discorso sul vino, ma anche in un più ampio discorso sulla nostra società.

Pino Ratto, vitivinicoltore a Rocca Grimalda e produttore di Dolcetto, ha raccontato come e perché abbia scelto di uscire dalle doc e di produrre solo vino da tavola senza nulla cedere alla qualità del proprio prodotto e del proprio lavoro: “La Doc non garantisce nulla, quindi è inutile starci, io penso che conti di più dire in etichetta quante bottiglie di quella varietà sono state fatte con numerazione progressiva, mettere il terreno da dove proviene e la mia firma, basta. Io scrivo sopra vino da tavola.” Ciò che conta è il rispetto verso le persone che spendono i soldi per comprare il vino anche in questo periodo di globalizzazione… dalle sue parti, sottolinea sorridendo, la chiamano in un altro modo!

E ancora di rispetto si parla nell’intervento di Ivo Bertaina, presidente dell’Associazione Agribio, non solo di rispetto verso i consumatori ma anche verso i contadini e il loro lavoro che nel corso del tempo è stato sempre meno rispettato. Il fatto, dice Ivo Bertaina, che oggi molti agricoltori chiedano di essere rispettati per il loro lavoro cercando di liberarsi dagli inutili orpelli della burocrazia è estremamente positivo, è forse il segno dell’inizio di un nuovo periodo storico in cui l’agricoltura possa tornare ad essere al centro della nostra società.

Conclude gli interventi Samuel Cogliati, giornalista che in questi ultimi anni anche grazie alla collaborazione con la rivista Porthos ha scritto molto di vino. Egli ha parlato in veste di consumatore evidenziando come il consumatore finale sia poco rispettato, ancora una volta: se la maggior parte delle persone va a fare la spesa al supermercato, quante volte gli capiterà di trovarsi di fronte ad una bottglia di vino artigianale? Pochissime. Nella stragrande maggioranza dei casi il consumatore potrà scegliere tra bottiglie di “vino” industriale e senza essere informato su quello che sta comprando e che andrà a bere. Eccoci quindi all’importanza dell’etichetta che non dovrebbe, secondo Samuel Cogliati, riportare solo le informazioni sulla DOC ma anche sulla composizione: “Una soluzione sarebbe quella di obbligare a scrivere cosa si fa in vigna e in cantina come si fa per qualunque altro alimento, così il consumatore che abbia voglia di prendere in mano un’etichetta e di leggersela capisce come è stato fatto il vino che sta comprando al di là del fatto che sia Barolo o un vino da tavola.”

La risposta della nostra tavola rotonda arriva alla fine, dopo avere ascoltato gli interventi di persone che lavorano attorno al vino da diversi punti di vista, così l’ha sintetizzata Paolo Rusconi di Sorgentedelvino.it nel suo intervento finale: “Abbiamo ascoltato questi bellissimi interventi, a me viene in mente una cosa, la centralità del contadino che vive sulla sua terra, la fa vivere e campare, non la rovina, non la butta via. Mi viene in mente una frase che mi veniva detta quando ero ragazzo “Lascia il mondo un po’ migliore di come te l’hanno consegnato” Far crescere la terra con rispetto non vuol dire solo guadagnarci, ma farla vivere. L’economia è importantissima ma se si possono raggiungere risultati economici facendo vivere la terra è importantissimo. Ne abbiamo abbastanza di campi di agricoltura estensiva dove dopo anni di monocoltura intensiva abbiamo la terra ridotta come questo pavimento dove non crescono più neppure le erbacce.
Io non sono ne per l’agricoltura biodinamica biologica, se si riesce tanto meglio, ma un’agricoltura dove l’uomo deve stare sulla sua terra. Un’agricoltura sostenibile è quella in cui l’uomo sia sulla sua terra, non braccianti che la lavorano come se andassero in fabbrica, ma un uomo in rapporto con la sua terra.”

Ed infatti parlando di terroir e di vini abbiamo parlato anche molto di ecologia, di società, di persone e di contadini. Forse per il semplice fatto che solo il lavoro artigianale del contadino è in grado oggi di dare una garanzia di qualità e di trasmettere quel valore del territorio e del terroir che cerchiamo nei vini, ma anche negli altri alimenti, forse perché oggi più che mai c’è voglia e bisogno di ritrovare quel gusto dei cibi che mangiamo, gusto fisico, certo, ma anche il piacere di sapere che sono cibi giusti ed etici per la terra in cui viviamo.