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I vini di Morella e gli antichi vigneti ad alberello in Puglia

Nella nostra ricognizione tra le storie e le identità degli antichi vigneti italiani arriviamo in Puglia dove l’enologa australiana Lisa Gilbee conduce l’azienda agricola Morella. Siamo a Manduria, in provincia di Taranto, terra del Primitivo e del Negramaro.

 

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A partire dal 2001 Lisa Gilbee comincia a lavorare sugli antichi vigneti ad alberello ancora presenti in Puglia ma in via di estirpo. Acquista i primi appezzamenti: un vigneto di un paio di ettari tra Manduria e il mare con viti di primitivo allevate ad alberello che oggi hanno circa 80 anni e un secondo vigneto di poco più di un ettaro con piante che oggi hanno circa 60 anni. Si tratta dei vigneti che danno i primi vini dell’azienda: Old Vines e La Signora.
Dal 2001 ad oggi questo lavoro di recupero (o salvataggio?) di vigneti antichi è proseguito piano piano fino ad arrivare agli attuali 12 ettari di vigneti ad alberello, a cui si aggiungono circa 6 ettari di vigneti nuovi impiantanti a spalliera, ma creati utilizzando le marze dei vecchi vigneti.
“Questi giovani vigneti – racconta Lisa Gilbee – hanno tratti in comune con i più vigneti vecchi ad alberello, ma danno un vino più leggero, meno impegnativo. Questo non dipende solo dalla forma di allevamento, ma anche dall’età delle piante e spero che queste mie spalliere tra vent’anni daranno dei bei vini.
L’alberello porta in se una qualità intrinseca perché produce poca uva, attorno ai 30/35 quintali per ettaro, gli impianti a spalliera anche con potature accorte e senza irrigazione non producono mai meno di 60 quintali per ettaro qui in Puglia.
Questa è sicuramente una delle ragioni che hanno portato molti viticoltori ad estirpare i vecchi vigneti ad alberello e a sostituirli con impianti a spalliera realizzati con cloni di Primitivo e di Negramaro acquistati nei vivai che garantiscono una produzione elevata e una produzione di alcool costante attorno i 15 gradi. Sono queste le caratteristiche che vengono pagate dalle cantine a cui i viticoltori conferiscono le uve.
Ma l’estirpo di questi vecchi vigneti è un disastro culturale ed ecologico: solo in questi vecchi vigneti si trovano biotipi di Primitivo che non sono in vendita nei vivai, biotipi unici per le caratteristiche del grappolo e dell’acino ma anche per la qualità del gusto e del colore che riescono a portare nei vini. L’idea iniziale del nostro progetto è stata di mettere in bottiglia la vigna per fare vedere l’eccellenza che può dare l’alberello.”

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Sorgentedelvino.it: Perché tradizionalmente in Puglia le vigne venivano allevate ad alberello?

Lisa Gilbee : Quella era la tradizione. Molto tempo fa tutte le vigne venivano tenute ad alberello perché era complicato tendere i fili: produrre fili era comunque costoso e non si usavano per questa pratica agricola dal momento che c’era l’alternativa di tenere le piante come piccoli alberi. Si metteva un piccolo palo di legno per ogni piede e si legavano tutti i tralci insieme, più spesso si potavano le piante ad alberello, è un sistema primitivo che ha resistito al sud perché qui le cose cambiano molto lentamente. Inoltre solo con la maggiore disponibilità di acqua arrivata negli anni Cinquanta i contadini del sud hanno potuto pensare di aumentare la produzione di uva per ettaro, prima, senza irrigazione sarebbe stato del tutto inutile passare ad un sistema di allevamento più produttivo.

Sorgentedelvino.it: I vini da vecchie piante danno un risultato diverso, è evidente, perché succede questo?

la-morella-vigneti-sLisa Gilbee : La pianta ha un suo ciclo, il meglio la vigna lo da quando è matura. Succede così anche con gli uomini!
Una vigna vecchia garantisce il suo equilibrio, un equilibrio che ha raggiunto nel corso di diverse vendemmie, la pianta riesce a capire quello che succederà meglio di noi, prende le sue contromisure per sopravvivere ed è questo suo lavoro che ti da un sapore di vino da vigna vecchia. Ma vecchia vigna non vuol dire automaticamente buon vino: molte delle vigne impiantate in Puglia – e non solo – negli anni Sessanta sono state fatte con l’ottica di una grande produzione, in quegli anni contadini selezionavano cloni particolarmente produttivi e oggi ci accorgiamo che non sempre danno vini buoni.
Prima piantare una vigna faceva parte del corredo genetico di una famiglia contadina, perché le piante venivano dalle marze di un altro terreno appartenente alla stessa famiglia. Ad esempio noi abbiamo biotipi di sette contadini da cui abbiamo acquistato i vigneti anche in appezzamenti distanti tra loro. E cerchiamo di tenere questi vigneti come facevano anche loro: quando muore una pianta andiamo a reintegrare le fallanze rimettendo le marze dello stesso vigneto. Certo è un lavoro impegnativo per un contadino: su un ettaro hai magari cento piante che devi seguire tutti i giorni, ma dal nostro punto di vista ne vale la pena.
Gli anziani tenevano la vigna come un gioiello, oggi in Puglia si è diffusa la cultura dell’Ilva o dell’Italsider, i contadini oggi ragionano da imprenditori, contano i risultati in termini di orario e remunerazione oraria, ma in agricoltura non funziona così, si ragiona sul lungo termine. I vecchi contadini sanno ancora che differenza c’è tra il vino ottenuto dal vecchio vigneto ad alberello e i nuovi impianti a spalliera: conferisce l’uva degli impianti nuovi, ma il vino per casa lo fa con l’uva dei vigneti ad alberello!

Sorgentedelvino.it: C’è maggiore attenzione oggi per i vigneti antichi e per gli alberelli rispetto a dieci anni fa quando hai iniziato?

Lisa Gilbee: Quando ho iniziato nel 2000 a lavorare con gli alberelli in Puglia non c’era nessun tipo di interesse, oggi se ne parla un po’ di più, ma sono comunque stati estirpati più vigneti di quanti ne siano stati salvati. Nei mei vini c’è una scelta di vita, mi sento un po’ come il WWF dell’alberello, se avessi più soldi ne salverei altri! E’ un patrimonio culturale e biologico da tenere stretto: durante la vendemmia assaggi l’uva e ti accorgi delle differenze tra un appezzamento e l’altro, è davvero straordinario!
Ma capisco anche il contadino che non vuole perdere tempo con l’alberello e sceglie la spalliera per fare quantità: sono vigneti faticosi da lavorare, devi fare tutti gli interventi a mano e questo spaventa sicuramente i produttori. Quando parli da agricoltore non devi perdere di vista il risultato, se a fine anno non l’hai non mangi. E qui è anche colpa della mancanza di programmazione: nessuno ha premiato i conferitori che avevano gli alberelli per il loro lavoro sulla qualità ma anche sulla tutela di un paesaggio come invece è stato fatto per gli oliveti monumentali. Oggi la Puglia è trendy, ma nessuno si preoccupa di far diventare duraturo questo momento, si fanno solo operazioni di marketing, ma se il marketing fa il 50% del lavoro, l’altro 50% deve essere dato dalla sostanza.
Gli australiani non hanno una grande tradizione alle spalle e possono permettersi di scoprire senza chiudersi. Sono liberi e questo può essere sia positivo che negativo, ma permette di fare scoperte. In Australia ad esempio usano la vecchia vigna come elemento di marketing ma danno anche valore alla sostanza delle cose.

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Nella conduzione dei propri vigneti Lisa Gilbee ha scelto le pratiche naturali e la biodinamica, in cantina le uve raccolte vengono rispettate e i processi di trasformazione in vino vengono accompagnati senza invasioni. Da tutto questo nascono vini dalla straordinaria personalità che vi suggeriamo di non perdere.

Maggiori informazioni su l’azienda agricola Morella e i suoi vini alla pagina di Sorgentedelvino.it