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Terra Trema / Critical Wine: Quando tutto il cibo era naturale

Luigi Veronelli con i ragazzi di Critical Wine / Terra e Liber

Ci avviciniamo alla quarta edizione di Terra Trema, continuazione ideale di quel Critical Wine voluto da Luigi Veronelli e realizzato per la prima volta nel 2003 insieme ai ragazzi del Leoncavallo di Milano. A distanza di sette anni da quella prima edizione abbiamo chiesto a Paolo Bellati, che fa parte del gruppo organizzativo del Folletto 25603, di raccontarci questa esperienza e il senso che ha nella realtà agricola e sociale di oggi l’esperienza Terra Trema / Critical Wine.

Quali sono i punti fondamentali del suo (di Veronelli) e del vostro progetto?

Chi organizza questa iniziativa è il Folletto 25603, spazio occupato ad Abbiategrasso, territorio prettamente agricolo dove si incontrano due parchi, il parco agricolo Sud Milano e il Parco del Ticino. Tanti di noi sono figli di agricoltori o agricoltori in prima persona. Una serie di riflessioni su quello che è l’agricoltura ci ha sempre accompagnato ma anche su quello che è l’agricoltura in rapporto al territorio (ad esempio ci siamo interessati alla costruzione della superstrada Milano-Malpensa che dovrebbe attraversare il nostro territorio agricolo). Folletto organizza la Terra Trema ad Abbiate Grasso parallelamente a Critical Wine già dal 2003, abbiamo invitato anche il movimento Critical Wine /Terra e Libertà a partecipare e con loro abbiamo iniziato a conoscere il mondo del vino. Da lì l’idea di collaborare e lavorare insieme portando al Leoncavallo anche la parte di agricoltura non legata solo al vino ma anche al territorio. Critical Wine si è ramificata e si è sviluppata in diverse città, a Milano abbiamo scelto di continuare con la Terra Trema tenendo il testimone nel mondo del vino e continuando a parlare di agricoltura. In questo modo abbiamo anche voluto ricollocare la produzione di vino in una dimensione di produzione agricola e contadina, prima di fare un’analisi sensoriale facciamo una ricerca sui territori, sui produttori e sul loro lavoro, dopo arriva l’espressione di un terroir e l’analisi organolettica del vino che c’è nel bicchiere.

Sentite ancora il legame con Luigi Veronelli?

Credo sia ancora forte: non è un caso che Veronelli abbia scelto un centro sociale metropolitano per potrare questo tema che ha una valenza forte ed è dirompente, da un lato noi stiamo imparando molte cose sull’agricoltura, dall’altro luoghi come questo riescono a trasmettere un’idea di fare politica e creare società. Per il Leoncavallo parlare di vino e agricoltura ha portato persone che non avevano mai attraversato un centro sociale… anche questo è un altro segnale di ricchezza. I principi fondanti di Terra Trema sono ancora quelli del 2003. Nel libro Terra e Libertà / Critical Wine uscito nel 2004 Luigi Veronelli, Pino Tripodi e altre persone coinvolte nel progetto hanno elencato i 12 punti della sensibilità planetaria, noi oggi li sottoscriviamo in pieno tutti e 12. Lavorando sul campo siamo arrivati a sperimentare cose che all’inizio Critical Wine enunciava e basta. Abbiamo messo in pratica il prezzo sorgente durante questi eventi e  l’autocertificazione. La cucina del Leoncavallo che da pranzi tutto l’anno anche a persone in difficoltà economica sceglie le materie prime direttamente dagli agricoltori della Terra Trema. Stessa cosa al Folletto e anche alcuni ristoranti acquistano direttamente dai produttori in base a carte dei vini create in questa esperienza concreta.

Qual è il senso del vostro lavoro?

Permettere a piccoli produttori che fanno un lavoro di qualità e che sono dei luoghi di resistenza nei territori di continuare a fare il proprio lavoro. Una prima scelta potrebbe essere questa della sussistenza permettendogli di esistere e di fare il proprio lavoro, un secondo motivo altrettanto importante la qualità del cibo e il piacere di mangiare e bere bene. C’è poi un discorso legato alla distribuzione dei prodotti e delle merci. Ragionare su un modo diverso di distribuire i prodotti vuol dire costruire economie parallele e essere contro gli ipermercati che viviamo come erosione del territorio, abbassamento della qualità del lavoro e della qualità del cibo. Chi vive vicino a un ipermercato sa cosa vuol dire averlo nel proprio territorio.

La differenza di prezzo tra questi prodotti e quelli della grande distribuzione è notevole, questo può costituire un problema?

Certo, il rischio è che tutto questo diventi una questione elitaria, ma il nostro lavoro è anche quello di portare prodotti di eccellenza fuori dall’elite, dare a tutti la possibilità di conoscere i sapori del cibo vero. Oggi è già così: i ricchi mangiano bene e i poveri mangiano da schifo, ti resta solo di poter mangiare il panino da Mac Donald o andare al supermercato. Il nostro lavoro è quello di cercare prodotti di qualità, il prezzo a volte è comunque superiore, ma bisogna ridimensionare dal punto di vista culturale il mito del cibo a prezzo troppo basso. Vino naturale, cibo biologico… 30/40 anni fa non c’era bisogno di queste distinzioni, tutto il cibo era cibo naturale. Quando i miei genitori vivevano in campagna era normale che il cibo non fosse sofisticato, oggi mangiare bene e mangiare sano è elitario… E’ normale che il vino sia naturale, non dev’essere una cosa stratosferica… è il contrario che deve essere considerato fuori dalla norma.

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Per chi ancora non ha varcato le soglie di Terra Trema ecco allora alcune buone ragioni per farlo: non è solo l’occasione per degustare prodotti naturali della terra ma anche per conoscere chi ogni giorno, con fatica contadina, permette a tutto questo di r-esistere.   Il biglietto d’ingresso di 8€ da diritto ad assaggiare tutti i prodotti presenti, unico limite la resistenza individuale!

Per maggiori informazioni sui produttori presenti e sull’intero programma www.laterratrema.org