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Barbera Marathon 2010: la Barbera tra Piemonte, Lombardia ed Emilia

le bottiglie di barbera in degustazione

Domenica 24 ottobre a San Marzano Oliveto (AT) abbiamo affrontato una splendida batteria di barbere in occasione della nostra Barbera Marathon 2010: Barbera in purezza dai Colli di Parma alla Langa, passando per Piacenza, Oltrepo’ Pavese, Alessandria e ad Asti. Siamo stati ospiti dell’azienda vitivinicola Carussin dove Bruna Ferro si è data da fare ai fornelli per regalarci una giornata davvero indimenticabile a base di calorosa ospitalità e cucina piemontese. Iniziamo a raccontarvi la degustazione con alcune note su ciascun vino in ordine di apparizione, cioè dalle annate più giovani e giù a ritroso nel corso del tempo fino al 1990.

Crocizia – Otòbbor 2008 – Ogni degustazione che si rispetti deve cominciare con una bolla e noi abbiamo iniziato con una bolla rossa. Un’ottima (nella sua tipologia ovviamente, inutile paragonarla con i mostri sacri, fermi, strutturati ed invecchiati) Barbera frizzante dal colore dell’amarena, vivo, profumi chiari di fragoline di bosco e ciliegie acerbe. Una bocca di estrema sapidità e corpo leggero.

Valli Unite – Gaitu 2009 – Classico colore della Barbera giovane, rubino scuro con riflessi violacei. Profumi classici, mirtilli e maresca, la bocca è rotonda e piena. Pecca di poca freschezza che ne appesantisce la beva, ma è figlio della annata. Bonus: senza solfiti aggiunti.

Cascina Tavjin – Barbera d’Asti 2007 – Buona, una delle migliori riuscite dell’annata tra quelle che abbiamo provato: colore viola suadente e profumi di bosco, lamponi a go go e acidità notevole, salata. Beva immediata.

Vercesi del Castellazzo – Clà 2008 – Rubino scuro, profumi spostati più sulla cannella e sul dolce che sul frutto vivo, e un corpo di media intensità.

Gaetano Solenghi – L’Attesa 2008 (anteprima) – Bellissimo colore violetto con sfumature rosate, profumi goduriosi di pompelmo rosa, mirtilli, scorza di limone, di bevibilità estrema, spina acida mostruosa, bocca fragolosa. E’ in bottiglia da Agosto, sarà grande.

Carussin – La Tranquilla 2008 – Bella questa Barbera, proprio interessante, dal colore quasi aranciato e dai profumi molto fini ed eleganti, decisi e netti di prugna fiori e radici, sottofondo boisè. Una bella Barbera classica, didascalica.

Bera – Ronco Malo 2007 – Rubino scuro, quasi impenetrabile, un po torbido. Naso che gioca tutto sul frutto scuro e appassito (fragola stramatura per intenderci) e bocca intensa, quasi pesante, chiusura amarognola e buona acidità. Sconta l’annata torrida.

Castello di Agazzano – Rocca Barbera 2007 – Profumi floreali di violette e rose, dalla bocca dritta e incazzata, acidità notevole e ben integrata con le componenti morbide. Buona. le bottiglie di barbera in degustazione

Piccolo Bacco dei Quaroni – Gustavo 2005 – Rubino nel bicchiere , aromi maturi che ricordavano la mela matura e la scorza d’arancia. Al naso domina il pompelmo. Ottima.

San Fereolo – Austrì 2005 – Non è certamente il vino di punta dell’azienda ma è comunque un gran bel bere, didascalica e elegante. Profumi leggeri, puliti di radici e di sottobosco, in bocca è semplice, pulisce il palato accarezzandolo con una morbidezza veramente di pregio. Ottima.

Cascina degli Ulivi – Moumbè 2005 – Colore intenso e profumi di cannella, more e menta. Peccato per la bocca che non sostiene come dovrebbe questo bellissimo corredo aromatico che ritorna tale e quale in bocca.

Cascina Tavjin – Barbera d’Asti 2005 – Rispetto alla precendente è molto diversa al naso, dove si introducono delle note di mandorla, arachidi in generale, mentre in bocca è un filino più scura della precedente. Mi hanno sorpreso questi sentori, se dovevano essere causati dall’evoluzione. Chiedo al produttore il quale mi chiarisce che allora usavano ancora barrique. Comunque legno usato perfettamente, perché erano sentori molto gradevoli. barbera annata 2004 degustazione sorgentedelvino.it

Trinchero – Barbera d’Asti 2004 – Peccato perché è chiusa, sta vivendo un periodo il involuzione classico del vino appena andato in bottiglia. Si capisce che è da aspettare perché in bocca tira fuori una struttura enorme e un’acidità terrificante. Da aspettare ancora qualche annetto, materia prima esplosiva.

Tenuta Grillo – Igea 2004 – Profumi roboanti e complessi, si va dalle more allo zenzero, dal lampone al miele, in bocca è sostenuto da una freschezza viva e accattivante, fine, pulito, elegante. Anche questo uno dei migliori della giornata.

Mariotto – Vho 2004: Profumi eterei, mirtilli, fragoline di bosco, crema, panettone, bocca intensa e maschia. Ottimo vino.

Castello di Agazzano – Massaveggia 2004 – Bei profumi di noce moscata, zenzero, amarena molto matura. In bocca è succoso e caramellato, manca di spina acida che per me è la componente più importante in una barbera, quella da valorizzare meglio. bottiglie barbera vecchie annate

Tenuta Grillo – Igea 2003 – Ottimo vino anche se si sente parecchio l’annata, i profumi si fanno più cupi e misteriosi, perde in termini di finezza e pulizia. La bocca è molto più pacioccona, ma si beve tutto sommato bene. Figlio dell’annata.

Pino Ratto – La Barbera 2000 – Non si può classificare come Barbera, non è Barbera, è altro. Tutti i produttori presenti erano esterrefatti, aveva il colore sgranato del Nebbiolo invecchiato. Pino si è “dimenticato” di toglierla dalla barrique, dove ha riposato per sette (7 😯 ) anni…un vino extraterrestre, qualsiasi descrittore abbiate in mente lo aveva: profumi eterei, radici e corteccia, noci, mandorle, miele, crema, grafite, canfora, asfalto, peperone verde, bocca da succo di frutta alla pesca, lievemente ossidato. Poesia e jazz, genio e sregolatezza.

Valli Unite – Vighez 2000 – Ritorniamo sulla terra e gustiamoci questa discreta barbera classica, dal colore viola intenso e dai profumi cremosi, di marmellata di more e lamponi. Dalla bocca di ottimo equilibrio e morbidezza ma un pochettino di beva pesante.

Trinchero – Vigna del Noce 1999 – Invecchiata per 10 anni in botte di castagno, in bottiglia da pochi mesi. Acidità terrificante, profumi pazzeschi di bosco e mare, mele verdi acerbe, salinità da urlo, bocca pimpante e viva. Un gigante. Cappellano – Barbera d’Alba 1999 in magnum – Profumi di violette macerate, e in generale di fiori appassiti, humus, terra bagnata; in bocca si sente la Langa, succosa e dolcezza di polpa d’arancia, buonissima.

Gaetano Solenghi – L’Attesa 1999 – Cavoli ma che bel vino! Profumi come piacciono a me, agrumati, pompelmo, pizzicanti, cedro e viola, dalla bocca di una sapidità eccezionale, incazzosa e animale. Solo un filo sotto al Vigna del Noce 99.

La Stoppa – Barbera 1998 – Profilo olfattivo decisamente varietale, ma leggermente soppresso e cupo. Si riscatta in bocca con una buona mobilità, ma l’annata calda si fa sentire.

La Stoppa – Barbera 1995 in magnum – Buonissima, amarena, more, lamponi, ciliegie mature, poi dopo vira sui terziari, quindi noce e castagne; bocca agrodolce con chiusura piacevolmente amaricante. Ottima.

Gaetano Solenghi – Barbera l’Attesa 1996 – Straordinaria Barbera, magra e dura, maschia. Profumi quasi completamente terziarizzati, di arachidi e tempera con una mela rossa a sostenere il frutto. Acidità decisamente elevata, figlia dell’annata. Barbera annata 2005 in degustazione

Cascina degli Ulivi – Mounbé 1998 – Leggermente ossidata, pera; bella la liquirizia che ritorna anche in bocca, si sente la terra, il fogliame e le radici. Buona. San Fereolo – Brumaio 1997 – Bella bottiglia, da approfondire. Profumi tipici e varietali, il terziario non si fa ancora sotto, rimane fresca e viva come se fosse appena uscita.

Valli Unite – Barbera dei Colli Tortonesi 1994 – profumi spinti sull’evoluto, quasi medicinali oserei dire, erbe, goudron dolce, acidità pazzesca, bocca liscia e pulita. Bellissimo Scarpa – La Bogliona 1990 – Profumi assurdi, eterei e medicinali, muschio, foglie, rugiada, bocca succosa e liquida, complessa e di beva allarmante. Una grandissima Barbera che purtroppo non ha niente a che vedere con quelle di oggi.

Carussin – Passito di Barbera 2008 – Bel vino, piacevole da bere per rilassarsi dopo un pasto importante, pesca, albicocche, miele e lavanda. In bocca è giustamente glicerica, di ottimo spessore, non appesantisce il palato, anzi, la spina acida è importante e lo rende di beva estremamente veloce per essere un passito.

Finisce qua la Barbera Marathon ma ci vuole sempre una bolla per terminare… e finiamo con un vino che non c’è più, un vino che oggi è cassato da tutti consorzio di tutela in primis. Fermentazione naturale in bottiglia, 25 anni sui propri lieviti,  medaglia d’oro.

Moscato dolce di Carussin annata 1985 vino biologicoCarussin – Moscato 1985 – Stupendo, stupendo….bottiglia direttamente dalla cantina del produttore, ancora impolverata….che colore, che colore! Oro pallido, con sfumature diamantifere, profumi di miele, crema, zabaione, pane, ruggine, ferro, zucchero a velo….in bocca ti avvolge, è potente, roboante, dissetante. Ne avrei bevuto una bottiglia da solo, nonostante avessimo bevuto quasi una quarantina di barbere prima. Come è bella l’evoluzione del Moscato!

Questi assaggi non possono che confermare il mio amore per questo vitigno generoso, flessibile, potente. Un vitigno che lascia trasparire la terra di cui si nutre, mai si potrebbe confondere una barbera di Langa con un Nizza o un Colli Piacentini. Un vitigno che sa ripagare gli sforzi del viticoltore, dando vini tutt’altro che semplici. Vini complessi che sempre mantengono una bevibilità grande. Nelle migliori annate invecchia benissimo, la terziarizzazione evidenzia splendidamente il terroir. La mano del produttore ovviamente si sente, ma ancor più è importante l’operato del vignaiolo. Uve “giuste” sono la condizione necessaria per fare buone barbere, forse di più che per altri vitigni. Ringraziamo Bruna Ferro e tutta la sua famiglia per la splendida accoglienza in cantina, per il pranzo “Piemonte Style” che tanto ben si abbinava alla Barbera. Grazie ovviamente a tutti i produttori che ci hanno fornito le bottiglie, a quelli che sono intervenuti. Grazie a chi in questo bellissimo vino ci crede fino in fondo. Buona Barbera a tutti.

Articolo pubblicato il 22 novembre 2010 A cura di Francesco Amodeo e Paolo Rusconi